Viticoltura resiliente, l’Università di Padova presenta il futuro in Patagonia tra droni e sensori remoti

Durante l’evento in Argentina sono state presentate le strategie per una viticoltura sostenibile e innovativa: tra le novità l’utilizzo di droni e i sensori remoti nei vigneti

L'Università di Padova ha presentato in Patagonia tecniche e applicazioni per la viticoltura resiliente
L'Università di Padova ha presentato in Patagonia tecniche e applicazioni per la viticoltura resiliente

Si è tenuto a Viñas del Nant y Fall a Trevelin, nel cuore della Patagonia Argentina, il workshop internazionale "Viticoltura resiliente dall'Italia alla Patagonia: clima, sensori remoti e nuovi paradigmi", promosso dall'Ambasciata d'Italia a Buenos Aires e dal Consolato Generale d'Italia a Bahía Blanca e co-organizzato dall'Università di Padova.

Un ponte tra Italia e Argentina per raccontare come la ricerca italiana possa contribuire concretamente alla costruzione di una viticoltura più resiliente, sostenibile e innovativa. Uno dei passaggi chiave del workshop è stato l'uso di tecniche e tecnologie avanzate applicate in Italia alla viticoltura e il loro potenziale trasferimento in Patagonia.

Tra i protagonisti scientifici dell'evento spicca l'Università di Padova, con il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (Tesaf). Paolo Tarolli, ordinario di idraulica agraria, è intervenuto sul tema dei sensori remoti per una viticoltura sostenibile e resiliente, con particolare attenzione al ruolo di satelliti e droni nell'adattamento al cambiamento climatico. A seguire, il ricercatore patavino Eugenio Straffelini ha presentato applicazioni pratiche dei sensori remoti nei vigneti, con focus su analisi idrologiche e indici di vegetazione.

«In un contesto globale segnato dagli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico - afferma Tarolli - la viticoltura è chiamata a ripensare strumenti, strategie e modelli di gestione. Nel corso dell'incontro è emerso chiaramente come le tecnologie di osservazione della Terra, dai satelliti ai droni, fino ai sensori remoti e agli indici di vegetazione, possano diventare strumenti decisivi per monitorare lo stato dei vigneti, ottimizzare l'uso dell'acqua, analizzare le dinamiche idrologiche e sostenere produzioni vitivinicole più resilienti».

Tra gli strumenti innovativi proposti dall'Università di Padova figurano il Sensore LiDAR e topografia ad altissima risoluzione, che permette di leggere il vigneto in grande dettaglio, individuando zone soggette a erosione, instabilità, ristagno o dissesto, soprattutto in aree terrazzate e a forte pendenza; i microinvasi per acqua e sicurezza idraulica; droni e fotogrammetria in vigneti estremi; indice di siccità agricola con intelligenza artificiale; intelligenza artificiale "spiegabile" per capire le cause della siccità; viticoltura di precisione per l'adattamento climatico.

Il programma ha visto la partecipazione dell'Universidad Nacional de Cuyo, dell'Universidad Nacional de Río Negro e della cantina Viñas del Nant y Fall. L'iniziativa si è inserita nell'ambito del progetto HerITage for Future: bridging Italy and Latin America through mutual learning and innovative teaching, finanziato dal Pnrr - Transnational Education (Tne) con fondi NextGenerationEU.

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