Veneto, solo 3 Case di comunità attive su 99: ritardi dovuti alla carenza di personale

Su 99 Case di comunità previste in Veneto, solo 3 rispettano gli standard ministeriali con tutti i servizi attivi. I ritardi, segnalati dalle opposizioni, sono legati alla difficoltà di reperire personale medico e infermieristico

Sabrina Tomè
Inaugurazione di una casa di comunità
Inaugurazione di una casa di comunità

Sono tre in Veneto le Case di comunità attive e dotate di tutti i servizi. Tre sulle 99 previste. Le altre sono “incomplete” rispetto agli standard richiesti dal decreto ministeriale che le ha istituite. È quanto denunciato ieri dalle opposizioni dopo la V Commissione Sanità sullo stato di avanzamento delle strutture sanitarie. Che, in base al Pnrr, devono essere completate entro il prossimo 30 giugno.

La situazione

Stando al report fornito ieri dai tecnici della Regione (dati Agenas del primo semestre 2025), la situazione in Veneto vede 99 Case di comunità programmate; 63 di quelle assimilabili hanno almeno un servizio attivo, 16 hanno la presenza medica, 6 quella infermieristica, 16 presentano i servizi obbligatori tranne quelli medici e infermieristici e 3 sono quelle complete.

Un numero decisamente contenuto, ma su questo la situazione in Veneto non di discosta da quella delle altre regioni: in Lombardia sono 12 su 204 programmate, in Toscana 7 su 157 e ci sono molti altri territori fermi a zero. A incidere profondamente sull’iter c’è il problema del personale di difficile reperimento, come sottolineato anche dalla Corte dei Conti che nella Relazione sulla Gestione dei Servizi Sanitari Regionali inviata al Parlamento aveva acceso i riflettori su tale aspetto. Una situazione a fronte della quale non sono bastate neppure azioni di grande impatto come la decisione della Regione nel 2024 di autorizzare le aziende sanitarie ad assumere più di mille persone da destinare allo scopo.

Nel documento, citando una nota regionale, si rilevava come «le misure adottate non sono ancora sufficienti a colmare integralmente le carenze di personale sanitario, con particolare riferimento al personale medico e infermieristico, rendendo complesso il pieno soddisfacimento dei fabbisogni legati ai nuovi servizi».

E dunque «il soddisfacimento dei bisogni connessi alla rete dei servizi territoriali sarà realizzato in maniera graduale, in coerenza con i tempi di attivazione delle strutture e con la disponibilità effettiva di professionisti nel mercato del lavoro pubblico». In sostanza: il funzionamento delle 99 case della comunità (una struttura ogni 50 mila abitanti) è subordinato al reperimento di personale.

Avs: stop passerelle

Avs che aveva espressamente chiesto il monitoraggio sulle Case di comunità, esprime forte preoccupazione per i ritardi: «I dati emersi sono preoccupanti: delle 99 Case di comunità programmate, solo 3 sono attive secondo gli standard richiesti dal ministero, con tutti i servizi obbligatori secondo il DM 77/2022», il commento dei consiglieri di Avs Elena Ostanel e Carlo Cunegato, «questi numeri stridono con la narrazione autocelebrativa della Lega e con le inaugurazioni in pompa magna delle Case di comunità. È stato triste assistere a veri e propri show come a Malo, Arsiero e Schio, per poi vedere che in realtà i sevizi presenti come la medicina di gruppo e la continuità assistenziale, c’erano già prima e non si è aggiunto nulla di nuovo».

Non basta velocizzare, aggiungono: «Serve anche un cambio nella narrazione che la Regione dà ai cittadini: smettiamola con le inaugurazioni, se non è vero che tutti i sevizi previsti sono attivi. Diciamo che i lavori strutturali sono finiti, ma che per avere un servizio occorre aspettare. Resta il nodo del personale: senza professionisti, le Case della comunità rischiano di rimanere scatole vuote. Abbiamo chiesto che nella prossima commissione vengano forniti i dati per ogni Casa di comunità, ripartiti per provincia. E vogliamo che questi numeri siano messi anche a disposizione dei cittadini. Se Stefani andrà a visitare le Case di comunità come promesso, auspichiamo che non si tratti di altre passerelle ma di una verifica dei servizi attivati». —

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