Suora padovana uccisa in Burundi assieme a due consorelle, un arresto dopo 12 anni
L'indagine dei carabinieri coordinata dalla Procura di Parma. Tra le vittime suor Bernadetta Boggian di Ospedaletto Euganeo. In carcere un cittadino del Burundi che all’epoca del triplice delitto, nel settembre 2014, si trovava in Africa. Sullo sfondo, i legami con la polizia segreta del Paese. La svolta grazie ad una inchiesta giornalistica

I carabinieri di Parma hanno arrestato un uomo coinvolto nell'uccisione delle tre missionarie saveriane italiane, brutalmente assassinate in Burundi tra il 7 e l'8 settembre 2014 a Bujumbura. Suor Olga Raschietti (83 anni), originaria di Vicenza, suor Lucia Pulici (75 anni) di Desio e suor Bernardetta Boggian (79 anni), cresciuta a Ospedaletto Euganeo, vennero aggredite e uccise nel corso di due diversi assalti alla loro missione in meno di 48 ore. I corpi delle vittime presentavano segni di violenza efferata.
Le indagini sono state coordinate dalla Procura di Parma.
Le prime due religiose furono uccise con un oggetto contundente e con un taglio alla gola nel pomeriggio del 7 settembre 2014, mentre la suora padovana (che era fuori sede durante il primo delitto) fu decapitata la notte seguente, riponendone poi il capo reciso accanto al corpo.
Secondo quanto appreso, l'uomo fermato, Guillaume Harushimana, 50 anni, è un cittadino burundese che collaborava con la missione anche a Parma. Secondo gli inquirenti, l'omicidio è maturato negli ambienti della polizia segreta del Paese africano. L’uomo è stato portato in carcere.
L’indagine è stata avviata dopo la presentazione a Parma, il 27 settembre 2024, del libro “Nel cuore dei misteri” della giornalista Giusy Baioni, un’inchiesta sul triplice omicidio.
Dall’indagine è emerso che ideatori, organizzatori ed esecutori degli omicidi avrebbero tutti legami con la polizia segreta del Burundi e, tra questi, il defunto Generale Nshimirimana Adolphe, già capo della polizia segreta del Burundi, il quale avrebbe dato l’ordine di uccidere le tre suore asserendo che le stesse si erano rifiutate di offrire collaborazione (cure e medicine) per supportare le milizie burundesi in Congo.
Accanto a questo movente, dalle indagini sono emersi altre possibili concause: un movente di tipo economico, che potrebbe essere legato alla decisione della direzione dei saveriani di sganciare il Centro Giovani Kamenge (presso cui affluivano ingenti risorse economiche) dai saveriani stessi ed affidarlo alla locale Diocesi; un movente di tipo esoterico-sacrificale, poiché il Generale Nshimirimana avrebbe chiesto un rito propiziatorio (pratica diffusa in certa cultura burundese) come buon auspicio per la sua candidatura a Presidente della Repubblica (ciò potrebbe spiegare anche le modalità esecutive brutali dell’omicidio delle suore).
Il mandato omicidiario sarebbe stato fornito agli esecutori materiali il 6 settembre 2024 dal Generale Nshimirimana anche per il tramite di un intermediario (anch’egli della polizia segreta, ma locale), con la promessa di una cospicua somma di denaro.
Gli esecutori sarebbero entrati nella missione saveriana per compiere il delitto, travestiti da
chierichetti o cantori, accompagnati da Harushimana.
Proprio ad Harushimana, stretto collaboratore del Generale Nshimirimana Adolphe, gli si contesta il ruolo di istigatore co-organizzatore e logistico, in quanto – dopo aver riportato alle suore missionarie Saveriane la richiesta, proveniente dal Generale Nshimirimana Adolphe, di collaborazione per l’aiuto alle milizie burundesi in Congo ed averne asseritamente ricevuto un rifiuto, che comunicava al Generale, riceveva la decisione del Generale stesso di uccidere le suore, prestando poi supporto logistico ed organizzativo.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso









