«Statuto, se salta il voto mi dimetto»

Piccolo avverte: «Prima voglio vedere chi gli dà il colpo di grazia». «Se lasciassi ora offrirei un alibi per far fallire tutto»
VENEZIA. «Se non vogliono fare lo statuto, sarò il primo a dimettermi. Ma prima voglio guardare in faccia chi si prende la responsabilità di farlo affondare». Francesco Piccolo, capitano della sgangherata Commissione statuto ha l'aria di chi negli ultimi mesi ha ingoiato troppi maalox. Per stare zitto e portare avanti la battaglia, mediando. Sulle sue spalle la responsabilità di non far fallire per la seconda volta una commissione già «ripetente» e con evidenti problemi di condotta. Ma il tappo della tolleranza è saltato venerdì, quando la convocazione non ha raggiunto il numero legale (15). Di più, al dibattito non si sono presentati i capigruppo di Lega e Forza Italia (oltre che di An) ad oggi principali responsabili della spaccatura e del successivo impantanamento del dibattito. Impossibile ignorare la domanda: chi stiamo prendendo in giro?


Evidentemente se lo è chiesto anche Piccolo: «Siamo ormai in una situazione paradossale - commenta il consigliere dell'Udc - tutti invocano autonomia e federalismo fiscale, ma sono in pochi a fare qualcosa per ottenerlo. Proprio quando lo Stato ci dice di scrivere le nostre regole, che finalmente dipende da noi fare un passo in direzione di un federalismo concreto. E' vergognoso che siamo ridotti a questo punto. Questo vale soprattutto per la maggioranza, il cui atteggiamento è eclatante, ma anche per una parte dell'opposizione cui fa comodo mettere in evidenza i fallimenti della maggioranza. Una legge costitutiva di questa importanza ha bisogno di una larga intesa. Per questo invito anche la sinistra, su tutti Variati che si è sempre dimostrato responsabile e corretto, a farsi carico della situazione che si è venuta a creare all'opposizione».


Venerdì è anche il giorno in cui si è consumato l'ennesimo, e forse più grave, paradosso. Dopo che finalmente, la mediazione sui livelli di trasferimento delle competenze alle autonomie locali (articoli 15 e 16) aveva partorito l'emendamento Tesserin, ovvero la decisione di affidare allo statuto una disciplina generale, riservando il lavoro di cesello ad una legge ordinaria. «Dopo tutto quello che ci abbiamo lavorato - prosegue Piccolo - in Commissione non c'era nessuno a supportarlo. Sono forse io l'intralcio? Me lo dicano, non ho nessun problema a lasciare libera la poltrona pur di arrivare ad una soluzione. La realtà è che c'è un problema politico tra la Lega ed il resto della maggioranza, in particolar modo con Fi, con punta dell'iceberg sulla questione bellunese. Non solo: prima Forza Italia mi chiede una verifica sulla legge elettorale per andare avanti sullo statuto, poi d'improvviso decide che è meglio aspettare».


Per mettere fine a un singhiozzo istituzionale irritante, Piccolo ha chiesto un confronto tra i capigruppo di maggioranza che si terrà verosimilmente martedì: «Se mi dimettessi ora offrirei un alibi a chi non ha interesse nel portare a conclusione lo statuto - conclude il presidente della commissione speciale - chiedo quindi un atto di coerenza politica: se qualcuno non è interessato lo dica. Diversamente intendo andare al voto nelle date già calendarizzate a settembre. Voglio che i consiglieri siano costretti a rendere pubblica la loro posizione e si assumano la responsabilità delle loro azioni davanti ai veneti».

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