Più agenti di polizia locale e un nuovo modello sociale: ecco il Patto dei sindaci per la sicurezza

A Roma la Consulta Anci dei Comuni capoluogo di provincia ha chiesto mezzo miliardo per poter fare assunzioni. Serve  almeno una volante o radiomobile attiva ogni 25 mila abitanti nelle ore notturne

Sabrina Tomè
I sindaci chiedono più agenti di polizia locale
I sindaci chiedono più agenti di polizia locale

Hanno chiesto risorse per la sicurezza urbana. Personale, ma anche tecnologia e soprattutto fondi per finanziare l’uno e l’altro capitolo di spesa.

I sindaci della Consulta Anci dei Comuni capoluogo di provincia si sono incontrati giovedì 22 gennaio mattina a Roma per definire un Patto nazionale per il diritto alla sicurezza e la vivibilità delle città, da presentare al governo e al ministero dell’Interno. E il Veneto si è dimostrato pronto a un passo ulteriore che investe l’ambito della prevenzione: il giorno prima il presidente dell’Anci regionale Mario Conte ha infatti avuto un colloquio con il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, lanciando una proposta di rifondazione del modello sociale.

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Mario Conte, presidente Anci

Il patto per la sicurezza

Il punto di partenza è la riduzione nel territorio delle forze dell’ordine nel corso degli anni, di quelle di competenza dello Stato – carabinieri e polizia – e di quelle locali che dal 2009 hanno visto un assottigliamento di 12 mila agenti.

E, sui numeri, il Veneto è tutt’altro che un’isola felice: basti pensare che si trova al penultimo posto in Italia quanto a rapporto tra forze dell’ordine e popolazione (216 agenti ogni 100 mila cittadini) e numero di eventi criminali.

La conclusione della Consulta, coordinata dal sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, è che per rilanciare la questione sicurezza occorre che ciascuno faccia la sua parte. Tradotto: lo Stato deve ripopolare caserme e questure, i sindaci invece si occuperanno dei comandi della polizia locale. Il tutto senza scaricare sui sindaci competenze che non sono le loro.

E perché i Comuni possano provvedere, considerate le casse vuote che li caratterizzano, servono fondi. Che sono stati quantificati nel dettaglio: mezzo miliardo di euro da destinare esclusivamente alle assunzioni; si tratta dell’importo minimo per poter tornare a garantire ai cittadini risposte reali e misurabili. È previsto un maggiore riconoscimento delle funzioni svolte dalle polizie locali, attraverso una più forte integrazione dei presidi di sicurezza, l’accesso alle banche dati nazionali e l’aggiornamento delle norme sui dispositivi di difesa degli operatori.

Misurato in termini numerici anche l’impegno dello Stato, con la richiesta di almeno una volante o radiomobile attiva ogni 25 mila abitanti nelle ore notturne. Servono poi ulteriori risorse economiche sia per pagare gli straordinari notturni del personale, sia per l’acquisto della tecnologia che garantisca la videosorveglianza diffusa nel territorio. Tra le richieste c’è quella del rifinanziamento stabile delle risorse, anche per l’utilizzo delle bodycam.

L’assessore alla sicurezza di Padova Diego Bonavina ha sottolineato: «La sicurezza pubblica è una competenza dello Stato, mentre la sicurezza urbana e di prossimità coinvolge più livelli istituzionali. Ma è proprio la sicurezza pubblica, quella legata ai reati predatori, allo spaccio e ai fenomeni criminali più gravi, che rappresenta una responsabilità diretta dello Stato».

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Il modello sociale

Importante la revisione normativa con la certezza delle pene e la repressione in caso di violazione, ma occorre puntare altresì sulla prevenzione. Occorre, ha detto il presidente Anci del Veneto Mario Conte, lavorare sul disagio giovanile – soprattutto laddove c’è una difficoltà di integrazione - che rischia di generare devianze e criminalità.

Il sindaco di Treviso, Mario Conte
Il sindaco di Treviso, Mario Conte

Martedì 20 gennaio Conte ha incontrato il sottosegretario Ostellari sottolineando la necessità di costruire un nuovo modello sociale che veda i sindaci in prima linea. «Dobbiamo lavorare da un punto di vista normativo, ma se vogliamo una società più sicura dobbiamo puntare anche sulla prevenzione», spiega Conte, «I ragazzi non possono restare tutto il pomeriggio davanti a un videogioco o in piazza, lasciati a sè stessi. Ci mettiamo a disposizione del governo per costruire un nuovo modello sociale che parta da scuola, sport, tempo libero. L’obiettivo è intervenire laddove ci sono dei vuoti, creando luoghi valoriali insieme alle associazioni e al terzo settore; luoghi in cui i ragazzi possono trovare i punti di riferimento mancanti».

Sul come intervenire, ecco qualche esempio: «Si potrebbe pensare a tenere le scuole aperte anche al pomeriggio, oppure incentivare la pratica di qualche sport rendendola se non obbligatoria, quasi. Tutto questo senza dimenticarci che c’è una grossa fetta di ragazzi e di famiglie che sono un esempio da questo punto di vista e che proprio a loro intendiamo ispirarci, coinvolgendo la popolazione», conclude Conte.

Lo sviluppo

L’incontro a Roma è stato soltanto il punto di partenza, ne seguiranno altri che serviranno a dare concretezza alle proposte elaborate. «Il percorso avviato porterà nei prossimi mesi alla convocazione di un appuntamento nazionale con tutti i sindaci, ospitato da una città capoluogo, nel quale Anci intende presentare al Governo la proposta compiuta del Patto nazionale per la sicurezza delle città che nel frattempo sarà ulteriormente discusso e perfezionato; si legge in una nota diffusa dall’associazione. —

 

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