Riapertura del tribunale di Bassano, il presidente degli avvocati di Vicenza: «La battaglia politica sì, ma per aumentare il personale»

Alessandro Moscatelli,  presidente dell’Ordine Avvocati di Vicenza: «È come curare un malato con la medicina sbagliata»

Sabrina Tomè
La vecchia sede del tribunale di Bassano
La vecchia sede del tribunale di Bassano

La riforma del 2012 nata con il governo Berlusconi e applicata dal governo Monti, ha tagliato le sedi giudiziarie puntando sulla concentrazione per aumentare l’efficienza. Ora la relazione del governo, con riferimento a Bassano-Vicenza, rileva che questo miglioramento non c’è stato, anzi. Cosa ne pensa l’Ordine degli avvocati di Vicenza? Ne parliamo con il suo presidente Alessandro Moscatelli.

La riapertura di Bassano è un passo avanti o un salto indietro?

«Il miglioramento c’è stato, le faccio un esempio. Nel 2012 le cause di lavoro a Vicenza duravano anche sei anni, oggi abbiamo una sentenza in meno di due anni. Le cause civili nel 2010 duravano anni oggi a Vicenza il contenzioso civile dura poco più di due anni. Nel 2012 avevamo una Procura con quattro pubblici ministeri, oggi ne abbiamo diciassette compreso il procuratore capo e l’aggiunto: gruppi di lavoro per settori e magistrati specializzati. Solo per i reati da codice rosso ci sono sei pm dedicati. Smembrare tutto ciò con la carenza di personale amministrativo che abbiamo significa creare due strutture inefficienti. Sarebbe certamente un passo indietro».

Alessandro Moscatelli, presidente Ordine avvocati Vicenza
Alessandro Moscatelli, presidente Ordine avvocati Vicenza

Uno degli obiettivi del disegno di legge è di avvicinare la giustizia ai cittadini. Non crede che potrebbe essere un vantaggio?

«Io contesto che la prossimità sia un valore nel settore giustizia. E lo contesto con forza. I cittadini non anelano a entrare nelle aule di giustizia, anzi meno ci entrano più contenti sono. I cittadini vogliono una decisione rapida e qualitativamente ben fatta; che il giudice sia “sotto casa” non è un tema che interessa chi ha la necessità di tutelare un proprio diritto o difendersi da una accusa. Per le questioni più semplici, ad esempio quelle riguardanti i giuramenti o le amministrazioni di sostegno, si possono creare aule avanzate sotto il profilo tecnologico anche in tutti i Comuni, basterebbe poco, costerebbe meno e sarebbe un servizio sotto questo profilo più efficiente».

Quali sarebbero, secondo lei, le ricadute concrete per cittadini e imprese dell’area pedemontana?

«Giudici meno specializzati, strutture opache e poco efficienti, decisioni sotto il profilo qualitativo sempre più carenti. Nei piccoli tribunali con pochi magistrati, il magistrato al mattino deve occuparsi, ad esempio, di un’azione di confini e al pomeriggio di un delicato reato tributario in penale. Le pare un servizio efficiente?».

Più di 60 sindaci del Vicentino hanno firmato contro la riapertura, non sarà una questione di campanile?

«Il campanile c’entra davvero poco, i sindaci che sono i veri rappresentanti nel territorio dei cittadini hanno capito che da questa strampalata idea di riaprire un nuovo tribunale chi ci andrà a rimettere non saranno gli avvocati ma i loro amministrati. Si dovrebbe invece fare una battaglia vera da parte di tutte le forze politiche per cercare di sopperire alle carenze di organico presenti in tutti i tribunali veneti».

Una delle critiche alla riapertura è la mancata previsione di organici ad hoc: è questo il problema principale?

«Vicenza oggi ha una carenza di personale amministrativonell’ordine del 50% del personale che dovrebbe esserci. Tutti i tribunali veneti hanno carenze intorno al 40%. Ci sono uffici in cui vi è un solo ufficiale giudiziario per un’intera provincia. Mi chiedo onestamente come si possa pensare con queste risorse e scoperture di efficientare il sistema con l’apertura di un nuovo ufficio giudiziario. Veramente non riesco a comprenderlo. Ribadisco questa iniziativa crea ulteriori gravi inefficienze».

Teme che Bassano si riduca a questione politica?

«La politica è sovrana e può decidere quello che ritiene meglio per la popolazione. Dall’altra parte però i tecnici, nel nostro caso tutti i consigli di ordini del Veneto, tutti i capi degli uffici giudiziari, le associazioni forensi maggiormente rappresentative, l’associazione nazionale magistrati, oltre che autorevolissime voci nazionali, hanno manifestato forte criticità rispetto a questa idea di curare un malato con una medicina che è del tutto inadeguata e inefficace rispetto alle patologie che tutte le mattine, chi va nelle aule di giustizia e chi incontra i cittadini, rileva. Una terapia sbagliata prescritta da medici poco attenti. Forse bisognerebbe pensare ad accorpare per efficientare i servizi e rendere sempre più specializzati i magistrati creando nel contempo economie di scala e ponendo a capo dei tribunali dei manager formati specificamente per gestire personale, fornitori, oltre che grandi quantità di denaro».

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