Regione, sede da 10 milioni a Roma

Sfrattato da piazza Borghese il governo veneto decide di investire sul mattone. Il centrosinistra insorge e promette battaglia. Pronta la richiesta di 3 milioni da aggiungere ai 7 già stanziati
VENEZIA. Nelle ore in cui fervono le grandi manovre per affrancare il Veneto dalla capitale, la Regione cerca casa a Roma. La settimana prossima in sede di assestamento di bilancio verrà proposto al consiglio di aggiungere 3 milioni di euro ai 7 già destinati all'acquisto della nuova sede istituzionale del governo veneto. E' evidente che non sarà un pied à terre. Tutt'altro che un segnale di morigeratezza nell'era della guerra ai costi della politica. E la domanda sorge spontanea: a cosa serve mettere radici così «grosse» nella capitale?


Se ne parlava già da tempo: la sede di rappresentanza in piazza Borghese non è più disponibile. L'immobiliarista che ha acquisito il palazzo in questione, avrebbe deciso di trasformarlo in un hotel a cinque stelle. Fosse anche una fattoria, comunque lì la bandierina del Veneto non potrà più starci. E scatta il ragionamento che sostiene il mercato nel settore: perché buttare denaro in affitto quando si può investire acquistando? E la Regione, sembra, valigie in mano - il contratto di locazione scade nell'aprile 2008 - l'ha fatto suo. Ma non vorremo mica sacrificare il grande Veneto in un monolocale uso foresteria, proprio ora che si appresta a marciare su Roma? Le crociate, si sa, stancano e tra una battaglia e l'altra è bello poter contare su un comodo paio di pantofole. Tant'è: il bando, in scadenza tra un mese, avvisa della necessità di uno spazio in centro storico, adatto ad accogliere una ventina di dipendenti, oltre che dotato di una sala conferenze con almeno 50 posti. In tutto fanno 6-700 metri quadri, tra uffici e sala. Ma attenzione: affinché dipendenti ed ospiti siano a loro agio, la sede dovrà essere a portata di servizi, di ristorazione e di trasporto. A quel punto porte aperte al via-vai di politici, dai ministri più illustri ai deputati locali, che nella nuova sede avranno un punto di riferimento sicuro, oltre che un adeguato biglietto da visita.


La manovra però fa sussultare il mondo politico locale. Anche se il centrodestra sceglie la via soft. Così, se qualche forzista commenta «non serve a niente, ma io non te l'ho detto», la Lega, per voce del presidente del consiglio gioca una carta a sorpresa: «Sarebbe facile fare demagogia e riflettere sulla necessità di risparmiare» commenta Marino Finozzi tralasciando la possibilità di sparare contro il suo omologo a palazzo Balbi, dopo settimane di frecciatine reciproche «ma ritengo che sia importante avere una sede rappresentativa a Roma, proprio nel momento in cui le Regioni stanno acquisendo maggiori poteri». Vero anche che la soglia minima della dignità per una sede non è necessariamente fissata a 10 milioni. «Dal federalismo all'autonomia, abbiamo intrapreso un percorso che mira a non rendere più necessario un rapporto quotidiano con la capitale» ricorda il capogruppo del Pd Achille Variati «Mi sembra un segnale contraddittorio». La difesa è affidata all'assessore competente Flavio Silvestrin: «Ci serviva una sede vicina alle istituzioni - sostiene - e in centro storico 3-400 metri quadri ci sarebbero costati tra i 450 ed i 600 mila euro all'anno. Troppo, per cui abbiamo pensato di investire». Ma la strada è tutt'altro che in discesa: «E' una contraddizione rispetto alle pretese di autonomia e di risparmio - sostiene Nicola Atalmi del Pdci - in sede di assestamento daremo battaglia».

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