Pensioni, distorsioni di sistema

Premetto subito che sono per l'abolizione dello scalone e per una nuova riforma della previdenza, con aumento graduale e volontario dell'età della pensione. Chiarita questa premessa ritengo di poter esprimere delle riflessioni su questa vicenda grottesca che rischia di far cadere il governo.

L'abolizione dello «scalone» era un punto importante sul programma elettorale dell'Unione, con cui ha vinto le elezioni. Basterebbe solo questo a far capire a chi ci governa che ci vuole un minimo di coerenza nel rispettare le promesse elettorali, e non solo quelle.

Le aspettative dei cittadini che hanno votato questo governo cominciamo almeno da adesso a rispettarle. Troppo spesso i nostri governanti pensano alla loro politica e non a quello che si aspettano le persone normali che li votano. Come si può pretendere di aumentare i doveri dei cittadini, aumentando l'età pensionabile di sobbalzo dal 1 gennaio 2008, e poi godere di privilegi di parlamentare o di consigliere regionale, avendo magari in più ricche pensioni (vedi Dini), o con onorevoli che dopo mezza legislatura godono di una pensione pari ad un lavoratore con 35 anni di lavoro alle spalle?


Ancora una volta questi politici, di destra e di sinistra, si confermano lontani dal mondo reale. I lavoratori tutti oggi vogliono avere chiarezza del futuro e anche della loro pensione. Non è accettabile che chi oggi ha una prospettiva di pensione, nei prossimi 3 o 5 anni la veda sfumare per procrastinarla ad una data ancora incerta.

E' una distorsione della realtà voler scontrare le aspettative dei giovani con le opportunità degli anziani di andare in pensione. Deve lavorare di più chi oggi ha più di 50 anni per accantonare la pensione dei figli e probabilmente i maggiori versamenti che lo Stato si aspetta dai lavoratori anziani serviranno a pagare la disoccupazione giovanile, visto che oggi è difficile riuscire ad avere un lavoro stabile prima dei 25 anni se va bene. E visto che i nostri giovani non trovano lavoro prima dei 25 o 30 anni perché comunque li mantiene la famiglia, questi se va bene andranno in pensione non prima dei 65 anni con 40 anni di contributi.


Perché invece non incentivare le assunzioni dei giovani, con forti agevolazioni per le imprese, per inserirli nel mondo produttivo prima dei 30 anni? Io in azienda, per esempio, ho tutta la convenienza a sostituire un dipendente di 58 anni che ha maturato la pensione con un giovane ventenne. Parlo di una azienda media, non della Fiat che chiede il prolungamento dell'età lavorativa, per poi ottenere prepensionamenti a carico della collettività.

Che fine ha fatto quella sinistra riformatrice che chiedeva di dividere l'assistenza dalla previdenza a carico dell'Inps? Se non ricordo male bastava questa distinzione per assestare positivamente i bilanci dell'ente, riconoscendo giustamente l'assistenza come un costo sociale di tutti, e non solo dei lavoratori in attività. Anche questo all'estero già succede.


Quando l'Ulivo era all'opposizione era una sua battaglia. Oggi al governo, per esigenza contabile non se ne parla più, ma le esigenze contabili non sempre il cittadino comune le capisce, dinnanzi allo sperpero dei costi della politica. La cosa chiara che si percepisce in questi giorni è la compattezza dei parlamentari tutti di difendere i propri privilegi (ed i costi che li paghi il popolo bue). Sarebbe opportuno che oltre all'età minima per essere deputati, senatori o ministri ce ne sia anche una massima, perché in effetti dopo vent'anni di potere è difficile mollarlo e si compiono sciocchezze.

Concludendo, signori politici, tornate con i piedi per terra ascoltate la gente, ridate loro fiducia e mantenete le promesse, non soffocate le aspettative dei singoli, molti hanno ancora speranza non deludeteli.


(* Casartigiani - Treviso)
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