Nodo regole per la gestione del Pedrocchi: ecco quali sono

I paletti posti dall’atto di concessione impediscono l’attuale scempio. «La gestione deve conservarne e accrescerne la ragguardevole fama»

Rocco Currado
Le vetrine commerciali al Caffè Pedrocchi
Le vetrine commerciali al Caffè Pedrocchi

«La vocazione dello Stabilimento Pedrocchi come locale di pubblico esercizio deve necessariamente coniugarsi con la necessità di tutela e decoro del bene monumentale e del suo interesse storico». È questo il principio guida stabilito da Palazzo Moroni, entro il quale il gestore è chiamato a operare.

Ma riavvolgiamo il nastro. Era il 16 ottobre 2012 quando la giunta guidata da Flavio Zanonato, su proposta dell’allora assessora Marta Dalla Vecchia, avviò la procedura per l’affidamento in concessione dello storico caffè. Un iter lungo e articolato, culminato il 4 novembre 2013 con l’aggiudicazione alla società milanese Fedegroup, che si impose sugli altri concorrenti grazie a un’offerta economica nettamente superiore: un canone pari al 12,11% del fatturato annuo, con una soglia minima garantita di 80 mila euro all’anno, contro proposte che si aggiravano intorno al 4%.

Il contratto stipulato con il Comune stabilisce una concessione di 15 anni a partire dal 15 gennaio 2014, al netto del periodo necessario per i lavori, e fissa una serie di prescrizioni stringenti. Il concessionario è tenuto «a propria cura e spese alla costante e perfetta manutenzione ordinaria del complesso monumentale nel suo insieme e di ogni singolo locale» e «alla manutenzione degli arredi e delle attrezzature».

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Ogni intervento deve «ottenere il preventivo nullaosta da parte del settore comunale competente. Di più: la gestione deve avvenire «in modo che siano conservate ed accresciute l’importanza e la ragguardevole fama» del caffè. E non è un passaggio irrilevante, ma esattamente il nocciolo della questione che a distanza di oltre dieci anni riporta al centro del dibattito il documento. Che, poi, entra nel dettaglio anche su orari di apertura, organizzazione del personale e utilizzo degli spazi. Per la sala Rossini, ad esempio, la capienza massima è fissata in 99 persone. Le operazioni di carico e scarico devono avvenire senza trascinare materiali sul pavimento, ma solo tramite sollevamento o carrelli con ruote gonfiate ad aria, per evitare danni alle superfici storiche.

Per la gestione del piano nobile, il Comune riconosce al concessionario un contributo annuo di 50 mila euro. Non mancano le sanzioni: sono previste penali per omesso servizio, ritardi nell’apertura o allestimenti non conformi. Il documento indica anche i casi di possibile decadenza della concessione. Tra questi, l’uso dei locali «non conforme alla destinazione contrattuale e la gestione senza quella cure necessarie alla buona manutenzione e conservazione di quanto dato in concessione», oppure «la gestione non conforme all’importanza e alla fama nazionale del Caffè rilevata su insindacabile giudizio dell’Amministazione».

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Uno dei mobili Ikea all'interno del Caffè Pedrocchi

Ma sarà ancor più puntuale il protocollo d’intesa sottoscritto da Comune e Soprintendenza per l’utilizzo dello stabilimento. Richiamando un decreto legislativo del 2004, si ribadisce che i beni vincolati non possono essere danneggiati né adibiti a usi incompatibili con il loro valore storico-artistico e che ogni intervento deve essere autorizzato dalla Soprintendenza. Come detto, il protocollo spiega che la vocazione di pubblico esercizio deve coniugarsi con la tutela del bene monumentale. Vietati decori, addobbi o ornamenti senza formale assenso, regolamentati gli eventi di pubblico spettacolo e l’uso del piano nobile, dove «le attività di allestimento non devono impedire il regolare accesso e la fruibilità delle sale monumentali». Anche gli spazi esterni sono sottoposti a limiti precisi: niente utilizzi in contrasto con il carattere storico del luogo, e sul plateatico sono ammesse al massimo due automobili, per non più di 48 ore.

Paletti chiari, dunque. Ed è proprio sul rispetto di queste regole che oggi si concentra il dibattito, con il caffè-monumento di nuovo sotto la lente, emblema della difficoltà di conciliare valorizzazione economica e tutela della propria Storia.—

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