Il lieto fine di Pompetta, la gallina donata alla rettrice del Bo: sana, salva e in campagna

Il gesto della goliardia durante l’inaugurazione dell’anno accademico a Padova. Andrea Buonasera “Frapallo, Maximus Magister” della @f.o.l.p.o.: «Portiamo avanti le tradizioni, senza far male a nessuno»

Rocco Currado
La gallina donata dalla goliardia alla rettrice ora vive in campagna
La gallina donata dalla goliardia alla rettrice ora vive in campagna

«Sì, ha rilasciato», sorride la rettrice Daniela Mapelli tenendo in mano una gallina padovana purtroppo incontinente.

La scena, a metà tra il solenne e il surreale, si consuma nell’aula magna del Bo durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico: uno dei momenti più importanti per l’ateneo, in cui le diverse componenti della comunità universitaria si ritrovano, si riconoscono e rinnovano il senso di appartenenza, ciascuna portando la propria voce e il proprio ruolo.

Eppure, anche in un contesto così formale e tra i discorsi delle più importanti autorità accademiche, civili e militari, non manca ogni anno un elemento capace di stemperare la tensione e strappare un sorriso ai numerosi presenti.

A introdurlo sono loro: i goliardi, custodi di una tradizione tanto antica quanto radicata nella vita universitaria padovana.

Dopo aver intonato il tradizionale Gaudeamus igitur, inno simbolo del mondo accademico, entrano in scena con un gesto ormai rituale: l’omaggio al rettore (rettrice, in questo caso) di una gallina padovana.

Ma perché proprio una gallina? E soprattutto: da dove proviene e che fine fa? Si tratta di un dono che, a prima vista, può apparire curioso, se non addirittura bizzarro. Dietro questo gesto, però, si cela una storia ben più profonda, intrecciata con l’identità della città.

«La gallina, rigorosamente di razza padovana dal gran ciuffo e dalla barba, è uno dei simboli della nostra università e della nostra città», spiega Andrea Buonasera, detto “Frapallo”, Maximus Magister della s.p.a. del F.o.l.p.o.

La tradizione affonda le sue radici in un passato in cui il dono non era soltanto simbolico. «Originariamente la gallina aveva un vero e proprio valore economico», racconta il giovane Buonasera, «era un’offerta concreta, un segno tangibile di rispetto e riconoscimento».

Con il passare del tempo, però, il significato materiale si è progressivamente dissolto, lasciando spazio a una valenza più simbolica: «Oggi rappresenta il legame che si rinnova, anno dopo anno accademico, tra gli studenti rappresentati dal tribuno dei goliardi e le autorità universitarie», spiega ancora lo studente ventiduenne.

I goliardi consegnano la gallina padovana alla rettrice: il video

Negli ultimi anni, anche le modalità di acquisizione dell’animale si sono adattate ai tempi. «La gallina viene acquistata all’istituto superiore San Benedetto da Norcia a un prezzo simbolico», precisa Buonasera, sottolineando – per allontanare le possibili polemiche – come il gesto mantenga comunque una dimensione etica e rispettosa dell’animale.

Resta però una domanda: dove va a finire la gallina dopo la cerimonia? La risposta, rassicurante, arriva ancora una volta dai goliardi.

«Quella di quest’anno, che si chiama Pompetta, vive nella mia casa di campagna», racconta Buonasera, aggiungendo: «Tranquilli: è sana e salva, accudita con amore dalla signora Emilia e vive all’aria aperta, in compagnia».

Una scelta che negli ultimi due anni è diventata prassi consolidata. «Siamo noi goliardi a occuparci direttamente delle galline, Marina e Pompetta, sollevando la rettrice da questo compito», aggiunge, assicurando ancora: «Stanno benissimo. Si divertono, mangiano, stanno insieme. E, a quanto pare, non vedono l’ora di avere nuove amiche nei prossimi anni».

Bisognerà attendere l’inaugurazione dell’805esimo anno accademico a Bove condito.

Sperando che la prossima non «rilasci» sulla toga della rettrice Mapelli.

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