È morto Paolo Pattarello, ex boss della Mala: fu braccio destro di Maniero
Aveva 78 anni, da tempo soffriva di problemi di salute. Era stato condannato a 26 anni nell’ambito dell’inchiesta sulla Mala del Tronchetto

Paolo Pattarello è morto a 78 anni, nel carcere di Torino dove si trovava da tempo, a causa dei gravi problemi di salute che lo avevano colpito ormai tempo fa. Con la sua scomparsa si chiude una delle pagine più cruente della criminalità del Nord Est.
Boss dei mestrini, protagonista delle azioni più cruente e pericolose guidate dallo stesso Felice Maniero e dalla sua Mala del Brenta, di cui era diventato un vero luogotenente nonché braccio armato, si era poi deciso a parlare, ma raccontando soltanto alcune verità "scomode", quelle che stando a lui potevano dare fastidio al capo che nel frattempo si era pentito e aveva fatto finire in manette almeno un centinaio di fidati collaboratori.
Un curriculum criminale lungo e corposo, quello di Pattarello, fatto di rapine, omicidi, sequestri. Irriducibile anche dopo aver scontato nel complesso oltre 30 anni di carcere.
Solo a dicembre scorso, la corte d'assise d'appello di Venezia l'aveva condannato a una pena di 26 anni (15,7 in primo grado, senza l'aggravante mafiosa) nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta Mala del Tronchetto, dal giudice di secondo grado riconosciuta come un'associazione di stampo mafioso.
Protagonista insieme agli ottuagenari Gilberto Boatto e Paolo Pattarello, già sodali di Felice Maniero con la "Banda dei mestrini", ai tempi della Mala del Brenta. Usciti dal carcere - secondo le indagini dei carabinieri del Ros, coordinate del pm dell'Antimafia Giovanni Zorzi - erano tornati a fare quello che avevano sempre fatto, cercando di imporre il proprio monopolio sui trasporti turistici a Venezia, tra estorsioni e rapine, armi e spaccio. Nei due gradi di giudizio, a testimonianza dello spessore criminale del gruppo, numerosi sono stati gli episodi raccontati dagli inquirenti e finiti al centro dell'inchiesta.
Compresa l'ossessione per Paolo Pattarello di vendicarsi del «traditore» Felice Maniero. In effetti, uno dei filoni dell'inchiesta sulla nuova mala si è concentrato proprio sui viaggi di Pattarello nel Bresciano, allo scopo di capire dove si fosse rifatto una vita «faccia d'angelo» , considerato un traditore per averlo indicato tra i responsabili della strage dei fratelli Rizzi.
Non è un mistero lo spessore criminale - senza soluzione di continuità - di Pattarello, coinvolto in crimini che hanno segnato la storia del Veneto. A marzo del 1990, c'è infatti anche lui nel commando (insieme a Maniero, Manca e Tenderini) che trae un'imboscata ai fratelli Maurizio e Massimo Rizzi, accusati di scissionismo rispetto al gruppo di "Faccia d'angelo" e li uccide insieme al cugino Franco Padovan.
Per quell'episodio, la corte d'appello lo condanna a 30 anni. C'è poi il caso dell'assalto al treno Bologna-Venezia del dicembre 1990, quando insieme a un commando della Mala del Brenta fa brillare una carica di esplosivo lungo i binari a Vigonza.
Nell'esplosione rimane uccisa Cristina Pavesi, una studentessa di Conegliano, che muore sul colpo.
Trent'anni dopo, nel 2018, Pattarello incontra Michela Pavesi, zia di Cristina, per chiedere (e ottenere) il perdono. Peccato che lui, uscito di cella l'anno precedente, in quella primavera (ma per gli investigatori, che gli stavano sotto, anche prima), si era già rimesso in pista, con la nuova Mala del Tronchetto disegnata da Gilberto Boatto e dall'emergente Loris Trabujo.
Quest'ultimo a sua volta finito nel mirino di Pattarello. È il settembre del 2022 quando in aula bunker, in una delle gabbie riservate agli imputati, Pattarello impugna un "coltellino" realizzato con la punta di una forbice e il manico di uno spazzolino, e colpisce al collo Loris Trabujo, al grido di "infame".
Per quell'episodio, l'ultimo del suo lungo curriculum, la cui accusa era stata riqualificata da tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso contestato dalla Procura a lesioni aggravate, viene condannato a otto mesi.
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