Minacce alla mamma del piccolo Samir
Il padre si fa vivo al cellulare: "Stai attenta a quello che stai facendo"
VILLORBA. Minacce telefoniche ad Angela M., la mamma del piccolo Samir, il bimbo italo-algerino di 2 anni e mezzo trattenuto a forza dai parenti del padre in Algeria al termine di una vacanza a fine luglio. Dall’altra parte della cornetta, il papà di Samir, ricercato in queste ore dalle forze dell’ordine. L’uomo deve rispondere delle accuse di sottrazione e abbandono di minore. Ieri la nonna del bimbo, che aveva lanciato un appello dalle colonne de la tribuna , ha incontrato la persona che si è offerto come mediatore tra l’Italia e l’Algeria.
Venerdì sera è tornato a farsi vivo Fusi, il 32enne operaio algerino, padre del piccolo Samir e principale sostenitore della necessaria permanenza del figlio in Algeria perché possa essere allevato come un buon musulmano. Dopo giorni di silenzio, il magrebino venerdì ha telefonato alla moglie Angela M., 27 anni. Appena la donna ha risposto, Fusi l’ha presa a male parole, minacciandola e dicendole di fare attenzione a come si sta comportando. A suscitare le ire dell’algerino, con tutta probabilità è stato il clamore che la vicenda del piccolo Samir sta avendo nella Marca e non solo.
L’uomo si è visto con il dito puntato contro dall’opinione pubblica e si è scagliato contro Angela che, assieme alla madre Giulia Cappello, nonna di Samir, ha sollevato il caso. Ieri mattina le due donne sono tornate in questura per denunciare la telefonata di minacce e chiedere dunque che le forze dell’ordine vigilino sulla sicurezza della mamma del piccolo. Per contattare Angela, Fusi ha utilizzato dopo diversi giorni di black-out il suo vecchio numero di cellulare: un fatto, questo, che potrebbe risultare fondamentale ai fini delle indagini per rintracciare ed interrogare il magrebino e conoscere la sua versione dei fatti. Venerdì sera, intanto, all’ennesima chiamata in Algeria, in casa dei parenti dov’è stato trattenuto Samir, Angela è riuscita a farsi passare il suo bambino. Forse perché spaventato e confuso per una situazione che si protrae ormai da quasi due settimane, il piccolo non è riuscito a dire nulla al telefono, solo a mugugnare qualche parola incomprensibile.
Il fatto non ha che aumentato l’angoscia della mamma e della nonna del piccolo per la sorte del loro angioletto costretto a stare con persone che non ha mai visto e che parlano una lingua a lui sconosciuta. Intanto ieri c’è stato il primo incontro tra nonna Giulia e un cittadino extracomunitario che, all’indomani dell’appello partito da Villorba per cercare di riportare il piccolo nella Marca, si è offerto come mediatore tra la famiglia di mamma Angela e quella di papà Fusi. Si tratta di una persona sulla cui identità Giulia Cappello mantiene il più stretto riserbo.
«E’ qualcuno che ci può dare una mano concreta come intermediario perché conosce la lingua e la legislazione di quei Paesi, ma di più non posso aggiungere - taglia corto la nonna di Samir -. E’ una persona che, con il suo impegno, vorrebbe cercare di riscattare la figura degli stranieri a Treviso». Al primo incontro interlocutorio di ieri ne seguiranno altri nei prossimi giorni, tutti finalizzati a studiare una strategia perché Samir possa lasciare l’Algeria e riabbracciare i suoi parenti in Italia. Del caso della scomparsa del bimbo trevigiano se ne sta occupando anche il ministero degli Esteri oltre che l’associazione bolognese Baby Back, nata per seguire le famiglie coinvolte in casi di sottrazione internazionale di minore.
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