«Mi convertirò all’Islam per Samir»

Per stringere tra le braccia Samir, Angela M., la mamma del piccolo rapito in Algeria, si convertirà all'Islam. Venerdì il console ha consigliato la strategia per riavere il bimbo: separazione e richiesta di affidamento. Non prima però di essere diventata musulmana
VILLORBA.
Ha le mani legate Angela M.: sarà costretta a convertirsi. La sua visita in Algeria è al momento posticipata, i contatti con il marito si sono interrotti da una settimana, la legge italiana non ha gli strumenti per ridarle il proprio figlio. Per la sharia (la legge islamica che vige in Algeria), il fatto che il padre trattenga un figlio lontano dalla madre e lontano dal luogo in cui è nato, non è perseguibile. E allora visto che Maometto non è riuscito ad entrare nella casa di Angela durante il matrimonio, ora sarà lei ad avvicinarsi ai dettami del profeta. E tutto ciò, solo per riabbracciare il piccolo Samir, trattenuto in Algeria dallo scorso 30 luglio.


«Pochi giorni fa ci ha chiamato il console italiano in Algeria. E' stata una lunga telefonata, mi ha spiegato che ci sono buone speranze, ma che bisogna avere molta pazienza - spiega la nonna di Samir, Giulia Cappello - L'unica strada possibile è quella di chiedere la separazione dal marito e poi l'affidamento del figlio. Ma il console ci ha anche detto che tutto ciò sarebbe più facile se mia figlia si convertisse all'Islam. In caso contrario, le autorità algerine negherrebbero l'affidamento. Mia figlia è disposta a tutto pur di riabbracciare il piccolo. Ieri sera è venuta da me e mi ha confessato che ha iniziato a leggere il Corano».


Ma non di sola lettura si tratta la conversione, le intenzioni sono più che evidenti. «Tra un paio di giorni abbiamo un altro appuntamemto telefonico con il console, chiederemo informazioni su cosa bisogna fare burocraticamente per la conversione - continua la nonna del piccolo - Angela dopo aver letto i primi versi mi ha detto che quello che predica il Corano non corrisponde al modo di agire dei musulmani». La situazione è comunque ancora lontana da una risoluzione. Per ottenere l'affidamento di Samir, oltre alla conversione all'Islam, servirà anche la firma di Fusi, il padre del bambino. E l'unica strada per ottenerla in questo momento - hanno fatto sapere dall'amabasciata - è agire con la diplomazia.


Al bando dunque colpi di testa per compensare, di mano propria, il dramma che ha cominciato a consumarsi il 29 giugno scorso. Quando, senza alcun preavviso, Fusi era partito con il bambino verso l'Algeria, avvisando la moglie di raggiungerlo non appena avesse avuto le ferie. Il gesto dell'uomo aveva messo in allarme mamma Angela, che il 10 luglio scorso era partita alla volta dell'Algeria. Giunta a Belabes, i parenti del marito le avevano tolto il cellulare, i 200 euro che aveva in borsa, le avevano impedito di uscire di casa sorvegliandola a vista, giorno e notte. Ma il 30 luglio in aeroporto, al ritorno dall'Algeria, erano atterrati solo Fusi e Angela. Il bimbo è tuttora trattenuto in Algeria. Fusi ha fatto perdere le proprie tracce per due settimane, salvo poi ricomparire a Belabes. Fino a dieci giorni fa i contatti telefonici tra il padre e Angela M. si erano intensificati. Ora sono nuovamente interrotti.


Samir è con il padre e i nonni algerini ad Annaba, località di villeggiatura del Nord Africa. Nel frattempo la diplomazia sta facendo il suo corso. L'ambasciata italiana ha ufficialmente chiesto il permesso alle autorità algerine di poter prendere contatti con la famiglia di Fusi. Potrebbe essere necassario anche un mese per avere le prime risposte. «Ci hanno detto di attendere, di non fare colpi di testa onde eviatre una crisi diplomatica - conclude Giulia Cappello - Ora scriverò anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché non è possibile che lo Stato non riesca a tutelare una madre che si è vista rapire il proprio bambino».

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