Medici sospesi, ma nessuno lo sa: sanzioni congelate anche da 8 anni

In Veneto fermati dalla professione 34 dottori. La causa: le lungaggini della Commissione che esamina i ricorsi

Sabrina Tomè
Un medico di base durante il lavoro nel suo ambulatorio. Medici sospesi ma nessun lo sa
Un medico di base durante il lavoro nel suo ambulatorio. Medici sospesi ma nessun lo sa

Uno dei casi limite è quello di Padova: otto anni. Tanto è il tempo passato da quando l’Ordine dei Medici ha firmato un provvedimento disciplinare senza che esso abbia prodotto un qualche effetto nei confronti del destinatario.

E non si tratta di una situazione isolata: a Venezia si superano i cinque anni e cinque anni si contano anche a Treviso. Il che significa che il professionista destinatario della misura – in Veneto sono complessivamente 34 – continua a visitare senza che i pazienti siano a conoscenza della sua situazione.

Ma il problema dei tempi lunghi investe naturalmente anche il diretto interessato che deve aspettare un’infinità per far valere le sue ragioni rispetto alle contestazioni mosse.

Il motivo di queste attese è il noto intasamento della Cceps, la Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, il secondo grado di giudizio per i medici sanzionati; finché essa non si esprime sul ricorso, il provvedimento dell’Ordine resta congelato. E siccome lo scorso anno l’organo d’appello contava quasi mille fascicoli di arretrato, i tempi delle decisioni sono diventati inevitabilmente biblici.

I casi

I disagi dei ritardi sono dunque a doppio senso. Lo sono per i diretti interessati: si pensi al medico trevigiano Riccardo Szumski, oggi consigliere regionale, destinatario nel 2021 di una sanzione dell’Ordine per le sue posizioni sui vaccini anti Covid e in attesa da allora che la pratica venga definita.

L’anestesista del Veneziano Matteo Penzo è stato convocato lo scorso autunno dall’Ordine dopo la morte per osteosarcoma del quattordicenne vicentino Francesco Gianello i cui genitori sono a processo per omicidio, con l’accusa di aver ritardato le cure affidandosi a metodi non convenzionali.

Penzo, vicino alle posizioni hameriane, ha avuto contatti coni genitori, secondo quanto da loro stessi dichiarato e l’Ordine di Venezia lo ha chiamato per valutare eventuali illeciti disciplinari. Cosa ne sia conseguito è ufficialmente impossibile da sapere: nel sito dell’Ordine figura regolarmente iscritto, ma non si sa se questo sia perché non esistono provvedimenti a suo carico o se invece perché ci sono e lui li ha impugnati. Stessa cosa per il dottor Ennio Caggiano che risulta regolarmente iscritto all’Ordine di Venezia malgrado la sanzione per le posizioni sui vaccini durante il Covid. E dunque c’è, per medici e per pazienti, una situazione di indeterminatezza certamente non positiva.

Qualcosa si muove

Ma ci sono anche, va detto, dei segnali positivi. C’è che la Commissione è stata riorganizzata lo scorso autunno proprio per smaltire l’arretrato. E tra i nuovi componenti nominati figurano anche dei veneti: il presidente dell’Ordine di Venezia Giovanni Leoni e il medico padovano Marco De Berardinis. S

piega il presidente dell’Ordine di Padova Filippo Crimì: «Purtroppo per diversi anni la Cceps ha visto i proprio lavori rallentati o bloccati con il risultato che le sanzioni emesse dagli Ordini nei confronti degli iscritti che avevano infranto il codice deontologico, venissero sospese a causa del ricorso. Questo ha permesso anche a professionisti che sarebbero stati sospesi o radiati di continuare a lavorare. Fortunatamente alla fine dell’anno scorso grazie all’intervento del Governo e dell’impegno della Fnomceo e del presidente Anelli la Cceps ha ripreso a pieno regime la propria attività iniziando a smaltire l’arretrato, anche grazie ad una commissione stralcio ad hoc. Confidiamo che nel 2026 si riesca a raggiungere una normalizzazione della situazione perché è giusto poter avere un secondo grado di giudizio, ma se il sistema si blocca il ricorso a questo secondo grado diventa solo un artifizio per sospendere il più possibile l’applicazione della sanzione».

Il rinvio

Lo scorso 19 dicembre la Commissione ha ripreso l’attività: all’esame una ventina di casi arretrati riferiti a medici accusati di aver contestato l’obbligo vaccinale (Szumski tra loro) o di aver usato protocolli alternativi. La giornata si è conclusa con un niente di fatto perché c’è stato un rinvio (a data da decidere).

Lo stop è scattato dopo una serie di eccezioni sollevate dalle difese dei medici, tra cui quelle dell’avvocato Mauro Sandri. Che spiega le contestazioni: «La Cceps è stata frettolosamente ricostruita. Sono stati nominati tra i componenti alcuni medici che si erano già espressi in primo grado in commissioni disciplinari. In tal modo non è garantita la terzietà del giudice. Poi c'è un problema di politica giuridica: i medici sono stati radiati in un certo momento storico, in cui il diritto di critica era stato cancellato dall’emergenza. Il quadro è ora cambiato, c’è addirittura una commissione parlamentare che valuta la legittimità dei procedimenti avviati dal precedente governo. Altro punto: questa commissione giudica esclusivamente i medici radiati per le posizioni espresse durante il Covid, si tratta di una sorta di tribunale speciale. E non è stata neppure rispettata la calendarizzazione normale di tutti i processi. Si pone pertanto un problema di legittimità». —

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