Il chip cambia il made in Italy

Nuove tecnologie al servizio della produttività: ecco come
Che vuol dire innovare e che ruolo giocano sul mercato le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT)? Qualche settimana fa, l'Economist ha puntato i riflettori sul progressivo diffondersi delle tecnologie wireless e dell'informatica, con una copertina dal titolo «When everything connect (Quando tutto è connesso)». Ma l'Information & Communication Technology può effettivamente cambiare in modo profondo le nostre abitudine quotidiane? Certamente sì e, in parte, ne siamo già testimoni: oggi sono disponibili unità di elaborazione (cpu) sempre più piccole e potenti alle quali è possibile associare memorie di dimensioni molto elevate. In più, lo sviluppo delle tecnologie wireless ha reso possibile un sistema di comunicazione capillarmente e universalmente diffuso con bande e capacità trasmissive di gran lunga superiori rispetto a qualche anno fa. Infine, tutte le informazioni possono essere digitalizzate.


Il cittadino comune però, e spesso gli stessi imprenditori, faticano a capire che quanto è avvenuto è solo la punta dell'iceberg e nulla rispetto alle reali potenzialità offerte dalle nuove tecnologie. Per molto tempo infatti, l'ICT è stata considerata una commodity, sostanzialmente utile solo a ottimizzare processi e servizi. In realtà, l'ICT è uno strumento di innovazione radicale dei prodotti e, quindi, una leva potente su cui il Made in Italy può contare per rafforzare la propria competitività. La capacità di inserire intelligenza in un'auto, in un frigorifero o in una macchinetta del caffé, come in molte altre tipologie di prodotti, infatti, fa sì che prodotti come questi, convenzionalmente non associati all'ICT, diventino - per l'appunto - «intelligenti». Un elettrodomestico, a esempio,”sa dire» se sta consumando molto o se sta per rompersi, un'autovettura è in grado di capire come si sta comportando sulla strada e di adeguare di conseguenza alcuni parametri relativi a trazione e frenata. Un sensore inserito nel tappo di una bottiglia di vino è in grado di valutarne lo stato di conservazione. Sono tutti casi reali, prodotti o servizi innovativi che già oggi è possibile vedere all'opera.


La SAME, un'azienda italiana leader europeo nella produzione di macchine agricole, a esempio, ha montato a bordo dei suoi trattori un'eccezionale quantità di software che controlla dai sistemi di trazione al GPS fino a comandare l'aratura in automatico. Sempre per fare qualche esempio, la Trevi, leader nella gestione di cantieri per grandi opere come gallerie e trafori, ha sviluppato sofisticate apparecchiature di perforazione e scavo e, conoscendo le difficoltà di queste attività, ha scelto di puntare sullo sviluppo di macchine innovative che sono dei veri gioielli di tecnologia e software. La pervasività dell'ICT, quindi, è davvero in grado di rinnovare e cambiare radicalmente i prodotti tradizionali. Anzi, è grazie a «prodotti intelligenti» che il Made in Italy può creare «servizi e processi intelligenti» e, in ultima analisi, generare aumenti di produttività. Il vero problema quindi, è che l'ICT entri a pieno titolo nei processi di sviluppo strategico delle aziende che devono essere aiutate a passare da un uso convenzionale delle tecnologie (per esempio, sviluppo di siti web, sistemi informativi gestionali), a una loro valorizzazione come strumento strategico di innovazione di prodotti e servizi. Nelle moto, a esempio, siamo il secondo mercato al mondo occidentale dopo la California e siamo leader assoluti nella produzione. Non dobbiamo aspettare che le case giapponesi mettano l'iPod sul motorino: anche le nostre aziende devono pensare a soluzioni innovative. Si tratta di un'opportunità enorme per il Made in Italy che può trovare nell'ICT uno straordinario alleato non solo per rendere più competitivi i propri prodotti e servizi, ma anche per creare nuovi prodotti. E aggredire così quegli oceani blu di cui parla Renèe Mauborgne (Insead) che rappresentano le nuove frontiere del mercato.

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