Guerra in Medio Oriente, i militari di Istrana sotto le bombe: «Alloggi distrutti»

Le testimonianze dalla base in Kuwait colpita dall’Iran: distrutto anche l’aeroporto, il contingente è al sicuro nei bunker

Andrea De Polo
Colonne di fumo si alzano in seguito alle esplosioni causate dai missili sparati su Teheran
Colonne di fumo si alzano in seguito alle esplosioni causate dai missili sparati su Teheran

 

Gli alloggi dei militari di stanza a migliaia di chilometri da casa sono un cumulo di cenere. C’è chi è rimasto solo con la biancheria intima. Per puro caso non ci sono feriti, ma da sabato le ore scorrono lentissime, sdraiati in un bunker. Kuwait, base di Ali Al Salem. Il giorno dopo la rappresaglia iraniana, con i missili sparati sabato sull’infrastruttura in cui operano una decina di militari di Istrana, arrivano le prime testimonianze di chi si è salvato grazie a un protocollo mandato a memoria, al sangue freddo, e alla fortuna. Messaggi agli affetti italiani, con un grido d’aiuto nemmeno troppo implicito: «Riportateci a casa». Non sarà facile, anche l’aeroporto è danneggiato, ma la Farnesina ha messo la questione tra le priorità.

Il racconto

La cronaca dei momenti drammatici del bombardamento arriva da uno dei militari presenti alla base, che sotto garanzia di anonimato li riferisce a un contatto italiano. «Stiamo bene ma la base è malconcia: dei missili hanno centrato gli alloggi e il parco macchine. Praticamente una cinquantina di alloggi sono stati rasi al suolo, abbiamo perso tutto, dalle semplici divise agli affetti più importanti. Io personalmente non ho più nulla, sono rimasto solo con la biancheria che indosso. Questi cinquanta colleghi sono vivi, ma le loro stanze sono cenere. Un missile, o forse più di uno, ha colpito in pieno».

Il racconto continua con la fotografia delle condizioni dei colleghi: «La situazione è quella che potete immaginare. Sono chiusi lì dentro da 24 ore e non so neanche se abbiano mangiato. Sono buttati lì nei bunker: un blocco di cemento dove non c’è niente, sono distesi per terra.

Hanno distrutto anche la chiesa nella zona italiana; sapevo che avessero bombardato pure il Camel Garden e la zona logistica americana. Hanno colpito la pista di Salem, che quindi ora è inservibile anche per un’eventuale estrazione. Hanno bombardato persino l’aeroporto civile, quindi non credo si possa neanche andar via; siamo letteralmente nei guai fino al collo. Sinceramente non so cosa fare».

Le prossime ore

«Lo so che non potete fare miracoli dall’Italia - continua il racconto - ma volevo capire se almeno lì si sapesse qualcosa in più, perché in televisione qui non ne parlano affatto. La cosa è assurda: i media locali dicono che va tutto bene, che è tutto a posto. Tutto a posto un cavolo, non è che possono stare una vita chiusi dentro un bunker».

Nella base colpita in Kuwait operano una dozzina di militari del 51esimo Stormo, tra cui due piloti. Qualcuno di loro è residente nella Marca, e nella nostra provincia ha famiglie, affetti, contatti. Altri arrivano da diverse regioni d’Italia. «Voglio solo che li riportino a casa presto» fa sapere una delle fonti italiane a cui sono arrivate le testimonianze. Il tema è centrale nell’agenda della Farnesina, quello di Ali Al Salem è uno dei presìdi in Medio Oriente con il maggior numero di militari italiani.

«Continuiamo a seguire la situazione dei circa trecento italiani dell’Aeronautica della base militare in Kuwait. Sono nei bunker protetti, non corrono pericoli. C’è stato un attacco in Iraq, vicino al Kurdistan iracheno, un missile lanciato da milizie filo-iraniane a poca distanza dalla base dove ci sono militari americani e italiani. Sono tutti protetti, non c’è stato alcun rischio»: queste le parole del vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, in un punto stampa alla Farnesina dopo la riunione in videoconferenza con gli ambasciatori in Medio Oriente. 

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