El Camineto sarà campo base dei vertici del Cio, Kunz: «Sulla terrazza l’errore è stato nostro»

Il Comune di Cortina aveva ordinato la demolizione della struttura al compagno della Santanché: «Abbiamo fatto un’integrazione, resterà in piedi»

Alessandro Michielli
Il ristorante El Camineto a Cortina
Il ristorante El Camineto a Cortina

El Camineto di Cortina sarà la sede non solo del Cio, ma di tutta la famiglia olimpica. Il ristorante, balzato alle cronache dopo la sua cessione da parte di un imprenditore ampezzano alla compagine formata dall’oligarca kazaco Andrey Toporov, proprietario di altri alberghi e ristoranti a Cortina, Dimitri Kunz, compagno della ministra del Turismo Daniela Santanché e Flavio Briatore (che dopo un anno ha ceduto le sue quote), si trova davanti all’area di arrivo dell’Oympia delle Tofane e sarà la base di Fondazione Milano Cortina durante le gare di sci alpino femminile ai Giochi.

La struttura, nelle ultime settimane, è stata al centro del dibattito nazionale per l’ordinanza di demolizione della seconda terrazza (smontabile) emessa dal Comune di Cortina lo scorso dicembre. Sugli accordi siglati con MiCo e sulle vicende edilizie interviene Dimitri Kunz, primo azionista con il 52, 25 per cento della società El Camineto srl.

Kunz, conferma che il Cio farà base a El Camineto durante i Giochi olimpici?

«Siamo la sede della famiglia olimpica per i cinque giorni di gara dello sci alpino femminile. Gli ospiti, che non saranno solo i rappresentati del Cio, saranno divisi tra la lounge sotto e la parte alta de El Camineto. Questa è una gestione che fa parte della Fondazione MiCo».

Quindi voi avete siglato un accordo con Fondazione Milano Cortina, non con il Cio?

«Esatto».

Sarete la base della Fondazione, ma come farete con il discorso della terrazza esterna? Il Comune di Cortina ha emesso un’ordinanza di demolizione della struttura.

«La terrazza è assolutamente usufruibile, c’è stato un ulteriore aggiornamento».

Quale?

«Hanno riconosciuto che c’è stato un errore formale da parte nostra».

In che senso?

«Noi abbiamo sbagliato la lettera di un allegato della documentazione: abbiamo quindi presentato una nuova integrazione per correggere l’errore commesso. Si parlava di articolo 15, allegato 16 e noi abbiamo inserito lettera B, quando avremmo dovuto inserire lettera A».

Quindi la terrazza non verrà demolita definitivamente?

«Non verrà demolita, resterà in piedi, c’è stato un aggiornamento per sistemare tutto».

Tutto dovrà essere sistemato in 90 giorni, però.

«Esatto, ci sono stati concessi 90 giorni: all’inizio erano 60 e adesso stiamo sistemando la pratica dal punto di vista delle autorizzazioni».

Per capirci bene: stiamo parlando di una seconda terrazza rispetto a quella già esistente?

«Si, allora: El Camineto ha una struttura chiusa, una terrazza davanti (la prima) ma in questo caso stiamo parlando della seconda, quella realizzata sui tubi innocenti, che noi monteremo e smonteremo tutti gli anni. Ora abbiamo consolidato la procedura e spero che i tecnici non commettano altri errori».

La prima terrazza, invece, è regolare?

«Anche la prima ha avuto dei problemi: le forze dell’ordine avevano contestato le vetrate esterne ed avevano consegnato una relazione al Comune, dicendo che non andava bene. Il Comune, invece, aveva risposto che erano state presentate 6 paesaggistiche che riguardavano la prima terrazza (quindi con le vetrate, l’allargamento, il pavimento in legno) che è regolare».

Ci saranno ricorsi per la seconda terrazza a sbalzo?

«No, bisogna sistemare gli aspetti formali, questa si tratta di un’opera di edilizia libera».

Cosa significa?

«Si tratta di un’opera transitoria sotto i 120 giorni: non essendo ancorata al suolo, ma solo appoggiata».

E quindi?

«Non ha bisogno né di autorizzazione paesaggistica né dell’autorizzazione del Comune, ma si fa attraverso il deposito del progetto, una Scia con il Suap e basta».

Quale è stato l’errore, quindi?

«La presentazione delle carte: dovevano essere con la lettera A, ma noi l e abbiamo presentate con la lettera B. In questo secondo caso, sarebbe stata necessaria una mini-paesaggistica. Questa è la verità».

Vi hanno contestato qualcos’altro?

«Si, i riscaldatori detti master. Sono gialli, molto brutti. Io quest’anno avevo messo attorno a queste macchine una copertura di legno con il comignolo per il motore del riscaldamento, non era un caminetto per intenderci».

Si sente preso di mira?

«Mi spiace quando la gente scrive che facciamo quello che vogliamo: siamo estremamente rispettosi, vogliamo bene a Cortina e vogliamo fare tutte le cose correttamente. Punto e fine del discorso. Ci abbiamo messo tre anni per fare tutto con sei autorizzazioni paesaggistiche».

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