«Dopo Bossi la segreteria a un veneto»

Pettenà: «Il nostro territorio è in grado di farsi valere». Gobbo: «Umberto resterà a lungo in sella. Dopo di lui? Vincerà chi ha più consensi». Il senatùr candida Maroni, Covre rilancia: anche Zaia sarebbe all'altezza
«I veneti sono maturi per proporre un candidato per il dopo-Bossi». A pensarla così sono alcuni leghisti doc della Marca, che non intendono accettare a occhi chiusi l'investitura di Maroni da parte di Bossi. Come Fulvio Pettenà e Giuseppe Covre: «Perché non lanciamo Luca Zaia? Ha tutte le carte in regola per fare il leader». Sibillino il segretario Gobbo: «Maroni? Basta che abbia i numeri». Ma ci sono anche gli allineati: se Bossi dice Maroni, Maroni sia. Anche se poi l'onorevole Dozzo avverte: «Al federale del 2008 il candidato alla segreteria non sarà né Maroni né un veneto. Sarà ancora e solo Bossi».


«Il prossimo leader della Lega? Ci sono io, e dopo di me penso a Roberto Maroni». Bossi ha lanciato il sasso l'altro ieri. L'ha presa alla larga, ma il messaggio è chiaro: la segreteria andrà a un altro lombardo. E i veneti, cosa dicono del fatto che a guidare il Lombardo-Veneto siano sempre i cugini? Insomma, come uscire dalla sindrome del figlio della serva? A molti la cosa dà fastidio, masticano amaro ma non aprono bocca. I leghisti trevigiani di apparato si allineano senza fare un plissé (come dicono i lombardi) al volere del Grande Capo, dal senatore Piergiorgio Stiffoni («Maroni va bene a tutti, anche ai veneti») passando per il segretario provinciale Toni Da Re («E' una scelta nel segno della continuità»). Anche se poi il segretario veneto Gian Paolo Gobbo precisa: «Per vincere bisogna avere i numeri... Comunque l'ipotesi del cambio è lontana: Bossi resta il numero uno, e sta sempre meglio»). Ma c'è chi non ha peli sulla lingua. Anche perché, di questo passo, i veneti continueranno a fare la figura dei portatori d'acqua, dei mezza vigogna che, al massimo, possono ambire a incarichi amministrativi. Il lavora e tasi non va bene a tutti. Non va bene al presidente del consiglio provinciale Fulvio Pettenà. Precisa che Bossi è il numero uno, che il segretario resta lui.


Ma poi dice che, quando il senatùr «tra mille anni» vorrà farsi da parte, non è detto che il passaggio del testimone a Maroni sia automatico: «Se ci sarà un passaggio delle consegne, il Veneto avrà tutte le potenzialità per lanciare un proprio candidato per rivestire la carica di segretario federale. E' dal 1991 che la segreteria è in mano a un lombardo, a Bossi. E spero che ci resti per tanti anni ancora, in mano a Bossi. Ma poi, perché non provare un veneto?». E chi potrebbe essere? Pettenà non si sbilancia, ma precisa: «Il segretario uscente può dare l'input, ma poi è il congresso a decidere». Bepi Covre, ex parlamentare padano, l'eretico, si spinge oltre: «Io sono un maronista convinto, ma ciò non toglie che serva una dialettica. Maroni è oggi il migliore che abbiamo, dopo Bossi. Ma in Veneto ci sono altri nomi validi, come quello di Zaia. Non siamo una monarchia, noi della Lega. E quindi la successione non viene stabilita dal re: deve essere messa al vaglio del congresso. Bossi può fare proposte, non può nominare il suo successore. E andare al federale con un solo candidato alla segreteria sarebbe una puttanata bella e buona».

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