Daverio, "Da Ferroni a Palazzo Reale ecco cosa vedere"

Promuove Ferroni. Boccia Botero. Loda Renzo Piano. Detesta Schnabel. Philippe Daverio, critico, ex assessore, (ri) vede e giudica per noi le mostre della "Bella estate dell´arte" milanese
Cominciamo da Palazzo Reale, dove Sgarbi ha stipato ben sette mostre. Quale le piace di più?

«Ferroni. Un grande. Anch´io feci una sua mostra quando ero assessore. Contrapponendolo a Manzoni. I due opposti - il realista esistenziale e l´astratto concettuale - che si incontravano».


E Botero?

«Da vedere. Ma per un solo motivo».


Quale?

«Invita a dimagrire. Il che, in tempi estivi, è sempre utile».


Però è popolarissimo.

«È un abile artigiano della pittura. Simpatico, sveglio, molto dritto».


Neanche i quadri dedicati alle torture nel carcere iracheno di Abu Ghraib la convincono?
«Non li trovo autentici. E non credo nel politically correct nell´arte».


Theimer?

«Bravo davvero. Da vedere».


Le sue sculture occupano le sale destinate all´ormai ex Museo della Reggia, che Sgarbi ha sconfessato.

«E ha fatto bene. Era una stupidata. Concepita da chi non conosce la storia dell´arte».


Altra scelta controversa: traslocare il Quarto Stato da villa Belgioioso alla Sala delle Cariatidi.

«Ottima idea. Finalmente si vede bene. E qualcuno andrà a vederlo. Lo merita. È un quadro fondativo. Non solo della storia della pittura ma anche della storia milanese».


In che senso?

«Fu acquistato dalla città tramite sottoscrizione pubblica. Come, più tardi, la Pietà Rondanini di Michelangelo conservata al Castello Sforzesco. Ci ricorda un tempo in cui i milanesi non erano rimbambiti come oggi».


A Palazzo Reale c´è anche la discussa mostra curata da Sgarbi, "Pittura italiana 1968-2007", che promette di farci scoprire quello che le Biennali veneziane non ci hanno mai fatto vedere.

«Alcuni quadri sono molto belli. Altri meno. Ma quel che conta è la provocazione. Un´idea coraggiosa. E sempre meglio Sgarbi di Storr, il curatore della Biennale in corso».


Altra mostra a immagine e somiglianza del suo amico Vittorio: quella di Cavaglieri, uno dei suoi artisti preferiti.

«Piace molto anche a me. Rappresenta un ebraismo all´italiana molto vicino a quello dei Finzi Contini».


Al Pac c´è Balkenhol.

«Parafrasando Flaiano, non l´ho visto e non mi piace. Mi sa di commerciale. Come Botero, del resto».


E Schnabel alla Rotonda della Besana?

«Lo detesto. È un Remo Brindisi alla newyorkese. Un finto pittore di avanguardia che piace anche ai biscazzieri. Facile da capire, ma senza nulla da dire».


E Marco Lodola al Castello e per le vie del centro?

«Carino, simpatico, bizzarro, molto creativo. Facile ma abbastanza genuino».

Passiamo alla Triennale: che ne dice dell´antologica di Renzo Piano?
«Che Piano è uno dei più bravi architetti del mondo. E che un incontro con lui fa bene e fa riflettere».

Su che cosa?
«Sul fatto che mentre la Triennale espone Piano, la città affida la ricostruzione della Vecchia Fiera a Zaha Hadid... Ma questo accade perché le decisioni sul futuro di Milano vengono affidate all´ingegner Ligresti».

Alla Bovisa rivive il mito di Che Guevara.

«Ma io alla Bovisa ci vado solo a insegnare. Troppo scomoda. E al Che preferisco Garibaldi».

Dalle mostre ai musei. Oggi Brera è aperta gratis.

«Un´ottima occasione per riscoprire i suoi capolavori».

Per esempio?

«La Predica di San Marco ad Alessandria d´Egitto di Gentile e Giovanni Bellini. Un quadro spettacolare. E non solo per le dimensioni, oltre tre metri per sette. Anche dal punto di vista architettonico».

Mostre e musei a parte, che cosa suggerirebbe di riscoprire oggi?

«San Satiro, con la falsa abside dipinta dal Bramante. E San Lorenzo, dove si scopre che Milano ha radici antiche e possiede una chiesa che vale San Vitale e Santa Sofia».

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