«Da Re e Zaia, messaggi criminali»
Bottacin e Damian contro il vicegovernatore e il segretario padano: «Non ci si può vantare di prendere la multa per eccesso di velocità». La Margherita: gravissimo difendere chi viola le regole, diabolico perseverare
La Lega reclama l'abbattimento dei limiti di velocità. E le opposizioni si infuriano, definendo «criminogeno» il messaggio lanciato dai due generali del Carroccio Zaia e Da Re. Il vicegovernatore del Veneto Luca Zaia, pizzicato la scorsa settimana dalla Polstrada sull'A27 a 193 chilometri all'ora, ha definito «assurdo» il limite dei 130. E il segretario provinciale del Carroccio Toni Da Re gli ha dato manforte: «La gente che lavora supera i limiti. Capita a tutti: anch'io faccio l'A27 a 190 all'ora». Indignato il coordinatore regionale della Margherita Diego Bottacin: «Invito la Lega a tre giorni di silenzio stampa sul ritiro della patente a Zaia». Marco Scolese, Rifondazione comunista: «Spero di non trovarmi in autostrada con Da Re che mi spara i fari».
Bottacin non usa metafore: la presa di posizione di Da Re è «irresponsabile, tipica di uno dei difetti peggiori della cultura italiota». «Non credo affatto che i veneti e i trevigiani la pensino come Da Re e come Zaia sul rispetto dei limiti di velocità - dice Bottacin - Bene ha fatto invece un altro leghista, il presidente della Provincia Muraro, a difendere il principio di legalità, che deve valere sempre e per tutti. Anch'io ho preso multe per eccesso di velocità, ma mi sono ben guardato dal muovere facili giustificazioni o peggio vantarmene e pormi come esempio per gli altri. Da Re invece, giustificando se stesso, Zaia e tutti coloro che pigiano troppo sull'acceleratore, alimenta il clima di tolleranza diffusa verso chi trasgredisce il codice della strada, tolleranza che è la prima causa del differenziale negativo di morti tra noi e gli altri Paesi europei».
Quella della Lega, per Bottacin, è «una concezione dell'ordine sociale più vicina a un sistema tribale, dove vige la legge del più forte. I leader del Carroccio continuano a difendere i furbi dando il cattivo esempio e incitando a trasgredire le leggi». Duro anche il coordinatore provinciale Dl Pierluigi Damian: «Chi amministra deve essere più inflessibile con se stesso di un comune cittadino. Sbagliare è umano, perseverare diabolico. Ma è ancor più diabolico, tanto più se si riveste incarichi istituzionali, prendere a calci le regole quando non fanno comodo. Ognuno di noi ha impegni personali e pubblici e può capitare a tutti di trasgredire il codice della strada.
Ma nessuno ha il diritto di giustificare l'infrazione. Si cambino le regole, se non vanno più bene, ma fintanto che quelle sono, si rispettino. A me fa paura una classe politica incapace di difendere il rispetto delle leggi ad ogni costo». Scolese fa un esempio: «In Svizzera c'è il limite di 120 in autostrada e tutti lo rispettano, non ci sono Suv e altri bolidi che ti sparano i fari se non superi i limiti. E così il traffico è fluido e si arriva a destinazione senza dover sparare l'auto a velocità folli. Ma bisogna essere abituati a rispettare le regole».
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