Borse di impiego contro la fuga dei giovani, Vignaga: «Retribuzioni, carriera e formazione i driver dove investire»

Il Ceo di Marzotto Lab, spiega il progetto e il ruolo degli imprenditori. «Il Veneto e le sue aziende non sono più attrattivi»

Sabrina Tomè
Il Veneto è tra le regioni italiani con più partenze dei giovani
Il Veneto è tra le regioni italiani con più partenze dei giovani

Luca Vignaga, amministratore delegato di Marzotto Lab, è tra i firmatari del manifesto.

Dottor Vignaga, c’è un esodo di giovani. Cosa sta succedendo?

«Sta succedendo che un territorio e le sue aziende, mediamente, non siano più attrattivi. Facciamo investimenti importanti sulla formazione, con i nostri laureati in grado di competere a livello mondiale e poi buttiamo via tutto. E c’è una doppia elica che si sta attorcigliando: la fuga dei giovani e la crisi demografica. Prospetticamente devastante».

Il Veneto è tra le regioni con i numeri più pesanti di partenze.

«Non è solo un problema del Veneto, ma italiano. Tuttavia Lombardia ed Emilia hanno in qualche modo attenuato il fenomeno perché Milano è la capitale dei servizi e delle multinazionali, mentre l’Emilia ha una posizione che la facilita e ha collegamenti veloci grazie alla Tav; e poi ha aziende importanti all’interno della Motor valley e della Packaging valley. In Veneto ci sono pochi brand; marchi che fanno engagement, che fanno sentire i giovani parte di un progetto e di un campionato diverso. Ma non è solo questione di aziende, c’è anche il contesto attrattivo. Oggi il work-life balance, l’equilibrio tra vita professionale e privata, richiede effervescenza delle città».

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Il manifesto si rivolge soprattutto alle piccole-medie imprese.

«Le piccole spesso non hanno percorsi di carriera per i giovani, non hanno retribuzioni adeguate perché non hanno i margini per poter pagare a differenza dei brand. Per questo abbiamo lanciato l’iniziativa, un piccolo supporto, un aiuto. Non è un’iniziativa a lunga gittata, è il mercato che si autoregolamenta. Ma in questo momento occorre intervenire con una stampella».

Quindi si interviene sugli stipendi.

«Non solo. In un momento liquido fatto di incertezze, dobbiamo offrire piccoli elementi di certezza: percorsi di carriera, retribuzioni adeguate, formazione. Sono i tre driver, i punti in cui investire. C’è un quarto elemento e riguarda il perché i giovani se ne vanno: all’estero si sentono più liberi, meno giudicati. Sono ambienti più dinamici».

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Percorsi di carriera, diceva. Compito degli imprenditori.

«Dal primo gennaio ho mandato in Lituania come responsabile tecnico un ragazzo di 25 anni; gestisce una fabbrica di 200 persone. Certo, non è da solo, c’è un accompagnatore, ed è supportato. Ma dobbiamo avere il coraggio di sperimentare e di dare autonomia ai ragazzi. La differenza la può fare qualsiasi imprenditore e manager selezionando bene e dando la responsabilità ai giovani. Piuttosto di un mondo bloccato come rischia di essere il nostro...».

C’è il rischio che le borse per l’impiego diventino una forma di assistenzialismo?

«Devono essere temporanee, un supporto per accelerare il processo di ripensamento sul dove vogliamo andare. La riflessione che il sistema imprenditoriale veneto deve fare è: a breve ci troveremo senza risorse umane e avremo un problema drammatico di sopravvivenza delle aziende. Ciascun imprenditore deve pensare a come far crescere il proprio territorio».

Gli imprenditori illuminati.

«Negli anni ’70 del 1800 l’imprenditore Alessandro Rossi fondò l’ istituto tecnico Rossi a Vicenza che ancora esiste. Andò a prendersi i migliori maestri in Austria. E creò una scuola serale imponendo a tutti i lavoratori di imparare a leggere e a scrivere. Dobbiamo pensare con lo stesso spirito». 

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