Aumento di capitale, ok dai trevigiani

Tutti i soci hanno deciso di aprire il portafoglio. Compresa Ca' Sugana, che ha ceduto ai veneziani i diritti d'opzione sul 35% del patrimonio. Chiusa la partita del «Canova»: l'80% delle quote AerTre in mano a Save
TREVISO. I soci trevigiani di AerTre aprono il portafoglio e sottoscrivono l'aumento di capitale della società di gestione dell'aeroporto Canova. Anche la Camera di Commercio si allinea al «sì», cambiando direzione rispetto alla decisione presa a gennaio quando la giunta di Piazza Borsa si era espressa contro la sottoscrizione. In tutto, i protagonisti trevigiani della partita tireranno fuori un milione di euro. L'impegno più gravoso tocca a Tessari, che dal suo bilancio dovrà “devolvere” 488 mila euro.


Aderisce all'aumento di capitale anche il Comune di Treviso, che dopo il concambio con Save (ieri l'approvazione definitiva) e la cessione di una fetta del 35% ha in mano solo il 2,6% di AerTre: Ca' Sugana sborserà 262.900 euro per mantenere la propria quota. Sottoscrivono anche Fondazione Cassamarca, che sborsa 173.700 euro, e la Provincia, che impegna 75.600 euro. Ieri era l'ultimo giorno utile per i soci per decidere. L'aumento di capitale era stato deciso dall'assemblea di AerTre il 30 gennaio, e i termini per la sottoscrizione erano stati inizialmente fissati per il 30 aprile, poi la scadenza è stata spostata al 20 luglio. Scadenze temporali giocate fra le difficoltà di una trattativa per il concambio lunga e complessa.


«All'aeroporto di Treviso servono soldi per gli investimenti da fare per ottenere il salto qualitativo in seconda categoria»: con queste parole il presidente di Save, Enrico Marchi, aveva spiegato la decisione di portare da 3,1 a 13,1 milioni di euro il capitale sociale della società di gestione del Canova. La decisione, però, era stata letta anche come un messaggio chiaro a Gian Paolo Gobbo e ai suoi uomini della giunta di Ca' Sugana: datevi una mossa sul progetto di concambio, oppure vi toccherà sborsare un sacco di soldi. Con l'operazione di aumento di capitale, i soci sono stati chiamati a tirar fuori soldi (10 milioni di euro totali) in proporzione alle quote AerTre detenute. Accettare e sottoscrivere non era obbligatorio, ma rifiutarsi avrebbe comportato una “erosione” delle proprie quote.


Ed è proprio la volontà di difendere le quote ad aver spinto i soci trevigiani a seguire la strada dell'aumento di capitale. «Con tale deliberazione - dice una nota della Camera di Commercio - si conferma l'orientamento già assunto precedentemente volto a favorire le sinergie e le integrazioni tra gli aeroporti di Treviso e Venezia. Tale passaggio si configura quindi come una fase intermedia finalizzata al raggiungimento di tale obiettivo finale». In realtà, la Camera di Commercio a gennaio aveva scelto il «no» per l'aumento di capitale, in attesa di sviluppi sulla vicenda del concambio. Una decisione che aveva creato malumori all'interno della stessa giunta camerale. Ieri il «sì». «Difendere le quote della Camera di Commercio era fondamentale - dice uno dei protagonisti dietro le quinte - per non essere tagliati fuori del tutto dalla gestione dell'aeroporto, che consideriamo strategico per il tessuto produttivo della Marca».


Mantenendo il 4,8% delle quote AerTre, l'ente di Piazza Borsa diventa il primo azionista trevigiano dell'aeroporto cittadino. L'obiettivo, a livello di governance, è ora quello di poter nominare un proprio uomo all'interno del Cda di Save, la società veneziana che gestisce il Marco Polo di Tessera e che ora ha in mano l'80% del Canova. «Quel quasi 5% delle quote di AerTre in mano alla Camera di Commercio - aveva detto il presidente di Unindustria, Andrea Tomat - ha un ruolo di equilibrio importante. Va mantenuto, anzi, dobbiamo valutare la possibilità di incrementarlo per garantire ai soggetti economici un ruolo attivo e non da spettatori in questa partita». Il mondo delle imprese, insomma, non voleva vedersi escluso dalla stanza dei bottoni che decide e deciderà le strategie di sviluppo dell'aeroporto Canova.

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