Terzo settore, nella Marca vale oltre un miliardo: tutto a rischio con la nuova riforma

Gli 80 mila volontari producono fatturato e attività che sostengono il sistema: la Regione promette di attivarsi in favore di una revisione della normativa

Andrea Dossi
Sagra nel trevigiano
Sagra nel trevigiano

Se il Pil della provincia di Treviso si aggira sui 36 miliardi di euro, esiste una fetta di questa ricchezza che non passa per i registri delle imprese, ma che risulta vitale (anzi, necessaria) per la tenuta del territorio. Si tratta dell’economia sociale: un comparto che, secondo stime prudenziali, genera un valore che supera il miliardo di euro, una cifra calcolata al ribasso se si considera l’impatto del volontariato nella Marca. A scattare la fotografia del settore sono i numeri del Runts, il Registro unico nazionale del terzo settore, che in provincia di Treviso conta 1.727 enti iscritti.

Il terzo settore

Una galassia che vede una prevalenza delle associazioni di promozione sociale, ben 957 (tra cui spiccano 112 Pro loco), seguite da 533 organizzazioni di volontariato. Sono inoltre 142 le imprese sociali operative sul territorio, affiancate da 94 altri enti del terzo settore, quattro enti filantropici e una società di mutuo soccorso. Ci sono almeno 80 mila trevigiani impegnati, chi più chi meno, in attività di volontariato.

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Una struttura mista quindi — tra puro volontariato e impresa sociale — che garantisce servizi che, se dovessero essere acquistati sul mercato o erogati dal pubblico, avrebbero costi insostenibili per la collettività. Si pensi, per esempio, a professionisti in quiescenza, medici, tecnici o semplici cittadini che donano migliaia di ore ogni anno. Lavoro gratuito che si trasforma in patrimonio umano per la Marca e uno degli investimenti più redditizio del territorio.

La riforma fiscale

Adesso questo universo rischia di andare incontro a una brusca frenata a causa del possibile riconoscimento come attività commerciale, con annessi oneri di un’azienda vera e propria. Dal 1° gennaio, infatti, è scattata la riforma fiscale del terzo settore. Si passa da un sistema di presunzioni a un criterio analitico di prevalenza: un ente sarà considerato commerciale se i proventi da attività di mercato supereranno quote associative e liberalità. Decadono così il regime della legge 398/1991 e attività storicamente ritenute istituzionali, come sagre a prezzo fisso o corsi con margine, che diventeranno fiscalmente rilevanti.

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Se la componente commerciale prevale, l’intero reddito dell’ente sarà tassato come impresa, con nuovi obblighi Iva e contabili. Il rischio maggiore è il disallineamento col Runts: superare i limiti di strumentalità delle sponsorizzazioni può portare alla cancellazione dal registro e alla perdita di ogni beneficio. Ora Aps e Odv attendono le direttive dell’Agenzia delle entrate – la circolare è attesa tra aprile e maggio – per capire se la propria attività è considerata commerciale o meno. Per adesso, si rimane nel limbo.

Tradizioni e sociale 

Un ruolo di primo piano, in tal senso, è giocato dalle Pro loco. Con oltre un centinaio di realtà disseminate in provincia, queste associazioni rappresentano il braccio della promozione territoriale e della socialità. L’assessora alle Pro loco della Regione Veneto, la trevigiana Paola Roma, esprime la volontà di tutelare queste realtà, incassando la collaborazione dell’Unpli Veneto: «La Regione è da sempre al fianco delle Pro loco per il sostegno delle insostituibili attività di valorizzazione del territorio e della socialità – dichiara – Il loro impegno, anche verso gli anziani e per il mantenimento delle tradizioni, è un valore imperdibile. È nostro dovere categorico promuovere questa ricchezza».

La regione risponde 

Per rispondere alla riforma fiscale — di competenza statale — la Regione attiverà un programma di formazione congiunta. L’obiettivo è standardizzare documenti e atti, consentendo alle singole Pro loco di gestire gli oneri burocratici internamente, riducendo al minimo i costi di consulenza esterna.

Roma evidenzia inoltre i vantaggi del Runts, come il regime forfettario e l’esclusione dall’Iva, promettendo interventi presso le amministrazioni statali per correggere eventuali anomalie della normativa. Il peso del volontariato veneto è certificato dai numeri: oltre 60.000 volontari nelle Pro loco (il 10% del dato nazionale). «A livello nazionale siamo la più grande rete associativa esistente – spiega il presidente di Unpli Veneto, il trevigiano Rino Furlan – In Veneto ci eravamo mossi per tempo con il Runts, ora chiediamo che l’Agenzia delle entrate riconosca il valore sociale di attività come la promozione dei prodotti tipici, escludendole dal computo commerciale». —

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