Troppi morti sotto le valanghe, il Soccorso alpino: «Rinunciare non è una scelta, ma la scelta»
Dodici decessi in sette giorni sulle Alpi, di cui tre a Nord Est, a causa dei distacchi improvvisi di neve. I consigli dei soccorritori per affrontare escursioni in sicurezza

Negli ultimi sette giorni 12 persone hanno perso la vita sulle nostre Alpi, 11 delle quali travolte da valanghe. Tre di queste a Nord Est.
Un bilancio drammatico che ci ricorda quanto l’attuale situazione nivologica sia critica e insidiosa.
Carlo Notari, originario dell’Emilia Romagna, 29 anni, vigile del fuoco da poco a Trieste, è stato trovato quattro ore dopo il distacco di una valanga sotto un metro e mezzo di neve sul monte Tiarfin, tra Casera Razzo e Casera Chiaverin, in comune di Saurisin Friuli.
Pochi giorni dopo Simone De Cillia, 33 anni di Tarvisio, è stato sorpreso mentre scendeva con la tavola da snowboard, a 1.600 metri di quota, in un canale compreso tra la pista che sfiora Malga Lussari e il monte Prasnig in Friuli. Estratto vivo dai soccorritori e arrivato in condizioni disperate nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, è morto dopo qualche ora.
E ancora Alex Farronato, imbianchino, residente a Romano d’Ezzelino in provincia di Vicenza, travolto da una slavina sulla Marmolada nella zona di Punta Serauta, una delle più suggestive della regina delle Dolomiti. Con lui, altri tre escursionisti che invece sono stati soccorsi con successo.
«Il problema principale», spiegano dal Soccorso alpino nazionale in un post sui social, «sono gli strati deboli persistenti nel manto nevoso, spesso coperti da neve fresca o ventata: condizioni che rendono i distacchi imprevedibili e facilmente innescabili anche dal passaggio di un solo sciatore o alpinista. I punti pericolosi sono molti e difficili da individuare, anche per chi è esperto».
Di qui l’appello alla prudenza che si articola in alcuni consigli: studiare integralmente il bollettino valanghe prima di uscire; scegliere itinerari conservativi, evitando pendii ripidi ed esposti; valutare il percorso nella sua interezza; portare sempre con sé ARTVA, pala e sonda ed essere sicuri di saper utilizzare questi strumenti.
«Quando il dubbio è alto», concludono dal Soccorso alpino, «rinunciare non è una scelta ma LA scelta: attendere condizioni migliori fa la differenza».
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