Strage di Castel d’Azzano, un anno dopo: la trappola e i dubbi sul blitz
A un anno dall’esplosione costata la vita a tre carabinieri, il 26 ottobre si apre il processo ai fratelli Ramponi. Sotto esame anche le presunte negligenze nella gestione del blitz e i timori espressi da una delle vittime prima dell’operazione

Il 26 ottobre si apre a Verona il processo ai tre fratelli Ramponi, accusati della morte dei militari – il Brigadiere capo Valerio Daprà, del Carabiniere scelto Davide Bernardello e del Luogotenente Marco Piffari - nell'esplosione del casolare a Castel d’Azzano. La Procura generale di Venezia contesta presunte negligenze a tre ufficiali dell'Arma.
E spuntano le preoccupazioni espresse da una delle vittime prima dell'operazione.
A un anno dalla strage di Castel d'Azzano, costata la vita a tre carabinieri e nella quale rimasero ferite altre 26 persone, l'attenzione si concentra sulle responsabilità giudiziarie e sui possibili errori commessi nella gestione dell'operazione.
I tre fratelli Ramponi sono stati rinviati a giudizio per strage, mentre la Procura generale di Venezia ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti di tre ufficiali dell'Arma, chiamati a rispondere di presunte negligenze nella pianificazione e nella conduzione del blitz.
Due procedimenti distinti che entreranno nel vivo a quattro giorni di distanza: il processo penale il 26 ottobre a Verona e l'udienza disciplinare il 30 ottobre a Venezia.
I fratelli Ramponi a processo per strage
Il 17 settembre scorso la giudice dell'udienza preliminare di Verona, Beatrice Marini, ha disposto il rinvio a giudizio di Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, i tre fratelli accusati di aver provocato l'esplosione del casolare di famiglia nella notte del 14 ottobre 2025.
Il processo si aprirà davanti alla Corte d'Assise di Verona, presieduta dal giudice Raffaele Ferraro. Il pubblico ministero Elvira Vitulli contesta ai tre fratelli i reati di strage in concorso, detenzione di materiale esplosivo e resistenza a pubblico ufficiale.
Durante l'udienza preliminare sono state respinte le richieste delle difese relative a un accertamento sulla capacità di intendere e di volere degli imputati. Respinta anche l'istanza dell'avvocato Enrico Bastianello, difensore di Dino Ramponi, che aveva chiesto il non luogo a procedere per il reato di strage, sostenendo che il suo assistito si trovasse all'esterno dell'abitazione al momento dell'esplosione.
Il nodo centrale del processo sarà l'intenzionalità del gesto e il ruolo ricoperto da ciascuno dei tre imputati. Secondo la Procura di Verona, i fratelli avevano predisposto un piano di difesa e contrattacco, trasformando l'abitazione in una trappola.
Una ricostruzione contestata dalla difesa di Franco Ramponi. Il suo avvocato, Luciano Arcudi, sostiene infatti che i tre non volessero uccidere i carabinieri, ma fossero intenzionati a togliersi la vita pur di non perdere la casa.
Tre ufficiali e 18 contestazioni disciplinari
Ma le verifiche sulle responsabilità della tragedia non si fermano ai fratelli Ramponi. A settembre è emersa l'apertura di un procedimento disciplinare nei confronti di tre ufficiali dei carabinieri: il colonnello Claudio Papagno, comandante provinciale di Verona, il tenente colonnello Antonio Sframeli, comandante del Reparto operativo, e il capitano Vincenzo Spataro, comandante della Compagnia di Villafranca.
La Procura generale di Venezia, guidata da Federico Prato, ha formulato 18 contestazioni disciplinari, riguardanti presunte negligenze nella pianificazione e nella gestione dell'operazione.
Al centro degli accertamenti ci sono la valutazione dei rischi, le modalità con cui venne organizzato l'intervento e la decisione di proseguirlo nonostante i segnali della presenza di gas all'interno dell'edificio.
La questione è stabilire se la pericolosità della situazione fosse stata adeguatamente considerata e se fossero state adottate tutte le precauzioni necessarie per tutelare gli uomini impegnati nel blitz.
Il procedimento, che non ha natura penale, approderà il 30 ottobre davanti alla commissione di disciplina della Corte d'Appello di Venezia.
Il fascicolo aperto dopo l'esposto della famiglia Piffari
A sollevare interrogativi sulle modalità dell'intervento sono stati anche i familiari del luogotenente Marco Piffari, una delle tre vittime, attraverso un esposto presentato dai loro legali.
La Procura di Verona ha aperto un fascicolo modello 45, dunque senza ipotesi di reato né persone indagate, per approfondire le circostanze dell'operazione e valutare gli elementi segnalati dalla famiglia.
A rendere ancora più delicata la vicenda è una testimonianza emersa nei mesi successivi alla tragedia. Secondo quanto riferito da un'assistente della polizia alla Procura, Piffari aveva espresso preoccupazione per il blitz già prima del 14 ottobre, ritenendo che la pericolosità dell'intervento fosse stata sottovalutata.
Il luogotenente aveva confidato i propri timori anche a un'amica, alla quale aveva raccontato di avere la sensazione che i fratelli Ramponi fossero preparati ad affrontare un nuovo tentativo di accesso alla loro abitazione.
Parole che assumono particolare rilievo alla luce degli accertamenti successivamente avviati. Non costituiscono, di per sé, la prova di responsabilità nella gestione del blitz, ma sono uno degli elementi che alimentano gli interrogativi.
I precedenti e i segnali di pericolo
Le verifiche disciplinari riguardano anche una serie di episodi avvenuti nei mesi precedenti alla strage, quando i rapporti tra i fratelli Ramponi e le autorità erano già diventati particolarmente tesi.
Secondo la ricostruzione delle contestazioni, il 7 ottobre 2024 Dino Ramponi aveva minacciato di darsi fuoco. Il 18 novembre dello stesso anno i tre fratelli si erano barricati sul tetto dopo aver saturato l'abitazione di gas. Ancora il 25 settembre 2025, meno di tre settimane prima della tragedia, Maria Luisa Ramponi avrebbe minacciato un'esplosione mostrando una bombola.
Segnali che, secondo l'ipotesi alla base del procedimento disciplinare, avrebbero dovuto portare a una diversa valutazione del rischio.
Sarà la commissione a stabilire se vi siano state effettive violazioni dei doveri degli ufficiali coinvolti.
La notte del 14 ottobre 2025: l'esplosione del casolare
La tragedia si consumò intorno alle tre del mattino del 14 ottobre 2025, in un casolare di Castel d'Azzano, alle porte di Verona. L'abitazione apparteneva ai fratelli Ramponi ed era al centro di una lunga controversia legata a una procedura esecutiva immobiliare.
Le forze dell'ordine si erano presentate per eseguire un provvedimento dell'autorità giudiziaria. Nelle prime ore la vicenda venne descritta come un tentativo di sgombero, ma il procuratore capo di Verona, Raffaele Tito, precisò che l'intervento aveva come obiettivo immediato l'esecuzione di un decreto di perquisizione, finalizzato anche alla ricerca di bottiglie Molotov.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'abitazione era stata saturata di gas attraverso sei bombole. Prima dell'ingresso, i militari avevano infranto alcune finestre nel tentativo di disperdere un'eventuale concentrazione di gas.
Ma, stando all'accusa, al piano superiore Maria Luisa Ramponi avrebbe azionato l'innesco con un accendino. La deflagrazione sventrò parte dell'edificio e il crollo travolse gli operatori impegnati nell'intervento.
La responsabilità dei singoli imputati e l'effettiva condivisione del piano dovranno essere accertate nel processo.
Il bilancio fu drammatico: tre carabinieri morti e 26 feriti, tra i quali 25 operatori intervenuti e la stessa Maria Luisa Ramponi, che riportò gravi ustioni.
Chi erano i tre carabinieri uccisi
A perdere la vita furono Marco Piffari, 56 anni, Valerio Daprà, 56 anni, e Davide Bernardello, 36 anni.
Piffari era luogotenente con carica speciale e comandava la Squadra operativa di supporto del 4° Battaglione Carabinieri Veneto. Daprà, brigadiere capo, prestava servizio nelle Aliquote di primo intervento, così come Bernardello, carabiniere scelto.
La loro morte suscitò profonda commozione in tutto il Paese. Il 17 ottobre 2025, nella Basilica di Santa Giustina a Padova, vennero celebrati i funerali di Stato alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il primo anniversario e le cerimonie in ricordo delle vittime
Oggi, 14 ottobre 2026, a un anno esatto dalla strage, i tre militari vengono ricordati con una cerimonia privata al Comando Legione Veneto dei carabinieri di Padova, alla presenza dei familiari e del comandante della Legione, Ettore Bramato.
Nel pomeriggio è prevista una messa di suffragio a Forette, frazione di Castel d'Azzano. Alle 18.30, nella località di Scopelletta, il vescovo di Verona Domenico Pompili presiederà un'altra celebrazione in memoria dei tre militari.
Il ricordo delle vittime si intreccia con l'attesa per i prossimi appuntamenti giudiziari. Da una parte il processo ai fratelli Ramponi, chiamati a rispondere dell'accusa di strage; dall'altra il procedimento disciplinare che dovrà chiarire se l'operazione fosse stata organizzata e gestita in modo adeguato.
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