Sofia, la bimba salvata prima di nascere: a Padova un intervento da primato italiano

Nata con un raro tumore polmonare che le impediva di respirare, è sopravvissuta grazie a un intervento unico in Italia eseguito mentre era ancora collegata alla placenta. Oggi è a casa, sana, con i suoi genitori

Simonetta Zanetti
La neonata con i genitori e tutto l'équipe di Padova
La neonata con i genitori e tutto l'équipe di Padova

Sofia è nata il 31 dicembre in Azienda Ospedale Università a Padova. Ma in qualunque altro ospedale non sarebbe sopravvissuta perché, una volta uscita dall’utero materno, non sarebbe stata in grado di respirare, nemmeno supportata dalle tradizionali tecniche di ventilazione.

Sofia, infatti, era affetta da un raro tumore polmonare benigno che si era sviluppato velocemente all’interno del polmone sinistro, fino ad arrivare a misurare 14 centimetri e spostando completamente il cuore a destra del torace.

La sfida impossibile

Una sfida apparentemente impossibile che si è trasformata in un successo nonché in un primato: Sofia è stata infatti il primo caso in Italia di massa polmonare trattata ancora nel suo stato fetale con procedura “exit to ecmo” ovvero attaccata alla macchina per l’ossigenazione extracorporea che sostituisce le funzioni di cuore e polmone (ecmo) mentre era solo parzialmente estratta dall’utero materno (testa e braccia) e ancora collegata alla placenta (exit).

Una volta garantite le funzioni vitali, la piccola è stata portata in sala operatoria e sottoposta all’intervento di asportazione di questa rara malformazione polmonare.

Oggi, mercoledì 4 febbraio, a dare voce a questa incredibile esperienza, le equipe dell’Azienda che hanno dato vita a Sofia e i suoi genitori, Stefano Meda e Noemi Sartori, 32enni di Mason Vicentino che solo da qualche giorno hanno potuto portare a casa la loro bimba: sana. “Abbiamo avuto paura di perderla” racconta la mamma “quando sono entrata in sala parto ho visto i medici con gli occhi lucidi e mi chiedevo cosa mi aspettava, ma sono stati eccezionali e forse quegli occhi lucidi erano un segno di umanità”.

La collaborazione

La gestione di un caso così complesso ha richiesto una collaborazione sinergica multidisciplinare e un expertise integrato tra diverse specialità mediche così da garantire il miglior esito possibile: una trentina i medici impegnati delle unità operative di Ostetricia e Ginecologia, di Cardiochirurgia pediatrica, di Chirurgia pediatrica, di Otorinolaringoiatria, di Rianimazione Anestesia, di Neonatologia.

I professionisti coinvolti sono stati la dottoressa Paola Veronese, direttore dell’Ostetricia e Ginecologia, il dottor Cesare Cutrone, dell’Otorinolaringoiatria, il professor Vladimiro Vida, direttore della Cardiochirurgia pediatrica e Cardiopatie congenite, la professoressa Patrizia Dall’Igna, direttore Chirurgia pediatrica e il professor Francesco Leon Fascetti, dell’équipe di Chirurgia pediatrica.

In questo senso, l’Azienda Ospedale Università ha creato e sta sviluppando un centro di terapia in utero per interventi salvavita precoci in età fetale con tecniche terapeutiche salvavita innovative nella fase che precede la nascita.

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso