Sequestrato e picchiato per un debito di 500 euro: uomo di 48 anni salvato dai carabinieri
Un 48enne di Ferrara rapito e pestato davanti alla madre per un debito di poche centinaia di euro. I carabinieri lo liberano in un casolare a Portogruaro: arrestato un 36enne, denunciato il figlio minorenne

E’ stato sequestrato davanti agli occhi della madre settantenne che ha tentato in ogni modo di proteggerlo, offrendosi anche di pagare per il debito che aveva contratto e in quel momento che gli stava anche per costare la vita.
Tutto inutile: i sequestratori, due veneziani, padre e figlio minorenne, lo hanno trascinato fuori di casa di peso, dopo averlo picchiato a sangue, caricandolo in auto trasferendolo in un'altra regione, nel Veneziano, a Portogruaro, sotto la minaccia di essere fatto a pezzi. Tutto per un debito di qualche centinaia di euro che, secondo gli investigatori, potrebbe però nascondere una storia pregressa ancora tutta da chiarire. E’ questa la vicenda su cui stanno indagando i militari dell’Arma e che è cominciata lo scorso 5 marzo, a Ferrara.
La vittima è un ferrarese di 48 anni, disoccupato, che vive con la madre anziana. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’uomo aveva contratto un debito con un 36enne di Portogruaro. Le ragioni precise del prestito sono ancora al vaglio degli inquirenti, ma tra i due - secondo quanto emerso finora - pare che ci fosse un rapporto pregresso.
La mattina del 5 marzo il 36enne veneziano si è presentato a casa della vittima accompagnato anche dal figlio minorenne. L’obiettivo era uno ed era chiaro: riavere immediatamente il denaro che era stato prestato forse qualche giorno prima, circa cinquecento euro. Il ferrarese però avrebbe subito spiegato di non avere la disponibilità economica per restituire la somma, almeno non in quel momento. Avrebbe pregato i suoi aggressori di avere pazienza, di attendere qualche giorno. La situazione però sarebbe velocemente degenerata.
L’uomo, il 36enne veneziano, avrebbe iniziato a minacciare la vittima, estraendo dalla tasca anche una pistola scacciacani. Non solo, subito dopo il 48enne ferrarese sarebbe stato colpito al volto e al corpo con calci e pugni. Una scena di violenza che si sarebbe consumata sotto gli occhi disperati della madre della vittima che, oltre a cercare di fermare l’aggressore, avrebbe poi anche chiesto di poter pagare lei stessa per il debito contratto dal figlio. Una proposta che però a nulla è servita. Secondo quanto ricostruito, l'aggressore avrebbe quindi costretto il ferrarese a seguirlo.
I due, padre e figlio, l’avrebbero caricato sull’auto e fatto scendere solo ore dopo, una volta arrivati nel Veneziano, all’interno di un casolare di proprietà di uno dei parenti del 36enne di Portogruaro. Non un edificio abbandonato ma una casa, completamente arredata, dove la vittima sarebbe rimasta per ore. E’ stato proprio durante questo tempo che però la vittima sarebbe riuscita a trovare il momento giusto per riuscire a chiedere aiuto.
Con le mani e i piedi liberi, sfruttando un momento di distrazione del suo aggressore,il 48enne ferrarese avrebbe usato il suo telefono per chiamare la madre, rimasta a Ferrara. A lei avrebbe fornito l’indicazione precisa sulla sua posizione geografica, usando il GPS del cellulare. La donna avrebbe avvertito immediatamente i carabinieri, facendo scattare il blitz dei veneziani.
I militari hanno localizzato il casolare e sono riusciti a bloccare sul posto i due aggressori, mettendo in salvo la vittima. L’uomo aveva il viso tumefatto ma non altre ferite considerate più gravi.
Il padre è finito in carcere a Pordenone e il figlio (per cui si attendono di capire le effettive responsabilità) è stato denunciato. Si tratta anche di chiarire l'effettivo rapporto tra la vittima e il 36enne venenziano. Sebbene sia esclusa la pista della droga, il debito contratto dalla vittima potrebbe anche essere il frutto di precedenti frequentazioni. Rapporti al limite della legalità su cui i carabinieri ora stanno indagando.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








