Caso Roggero, Gabrielli a Trieste: «La legittima difesa senza limiti toglie responsabilità allo Stato»
Le parole del prefetto ed ex capo della Polizia alla presentazione del suo libro al Caffè San Marco: «Le battaglie da curva da stadio non portano da nessuna parte»

«Il tema credo non sia quello di estendere a dismisura la legittima difesa, ma quello di evitare che i cittadini siano costretti a farlo, perché la legittima difesa così estesa e senza limiti è una forma di deresponsabilizzazione dello Stato. Lo Stato si deresponsabilizza rispetto alla protezione dei cittadini e la delega ai cittadini».
Lo ha detto rispondendo a una domanda dei giornalisti, il prefetto ed ex capo della Polizia, Franco Gabrielli, a margine della presentazione, al Caffè San Marco, del suo libro “Contro la paura - Manifesto per una sicurezza democratica”, scritto assieme al giornalista Carlo Bonini.
«Io credo – ha spiegato Gabrielli – che, forse, il tema non è tanto quello di allargare le maglie della legittima difesa, ma quella di consentire che i cittadini non siano costretti a difendersi da soli». «I cittadini – ha proseguito – non possono in qualche modo essere convinti che esista solo una sicurezza di prospettiva, cioè quella che poi va a curare solo le cause perché così diventano preda di chi, magari con parole d'ordine o con risposte molto semplificate, prospetta soluzioni più immediate», ha concluso.
Il tema sicurezza
«Io credo – ha affermato ancora Gabrielli – che la sicurezza o la viviamo come una precondizione di tutti i diritti e di tutte le libertà, o rischiamo sempre di fare queste battaglie da curva da stadio che poi non portano da nessuna parte».
«In questo c'è ovviamente una responsabilità di chi ha immaginato di farne un terreno proprio soprattutto nella sua dimensione repressiva – ha specificato l'ex capo della polizia –. E c'è anche una sorta di deresponsabilizzazione, cioè di chi ha immaginato di lasciare il campo perché pensava che la sicurezza avesse solo un profilo repressivo, appaltandolo e lasciandolo alla disponibilità di chi immaginava che si esaurisse in questo».
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