Rischio valanghe marcato in montagna: allerta grado 3 in Friuli Venezia Giulia

Dopo le recenti nevicate e i distacchi degli ultimi giorni, massima prudenza sopra i 1.400 metri

Il pericolo valanghe torna a salire sulle montagne del Friuli Venezia Giulia. Per domenica 1 febbraio 2026, secondo l’anteprima del bollettino Aineva, il livello di rischio è classificato come grado 3 – marcato, una soglia che impone grande attenzione e comportamenti estremamente prudenti per chi frequenta l’ambiente innevato.

La situazione più delicata riguarda le quote superiori ai 1.400 metri, dove le recenti precipitazioni hanno reso il manto nevoso instabile su vasta scala. Le aree interessate dalle nevicate risultano particolarmente esposte, con punti critici non più isolati ma diffusi, soprattutto nei canali, alla base delle pareti rocciose, in prossimità delle creste e sui pendii ripidi.

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Il bollettino delle valanghe

Secondo gli esperti, le valanghe possono interessare anche gli strati più profondi del manto nevoso, innescandosi talvolta al passaggio di una sola persona. Un segnale da non sottovalutare è rappresentato dai classici “rumori di assestamento” o dalle fratture che si aprono improvvisamente nella neve: indicatori chiari di una condizione di instabilità.

Il quadro è reso ancora più complesso dalla presenza di accumuli di neve ventata e da strati deboli persistenti, soprattutto sui versanti ombreggiati, dove la neve più vecchia fatica a consolidarsi. In queste zone, anche un distacco di dimensioni medio-piccole può avere conseguenze gravi.

Il bollettino sottolinea come il manto nevoso resti complessivamente instabile, invitando escursionisti, scialpinisti e freerider a valutare con attenzione ogni scelta, evitando i pendii più ripidi e privilegiando itinerari sicuri. Le recenti valanghe registrate in regione e nelle aree limitrofe sono un ulteriore campanello d’allarme.

Per le prossime ore non si prevedono miglioramenti significativi: la tendenza indica un pericolo stabile anche per lunedì, con tempo nuvoloso che potrebbe rallentare i processi di assestamento della neve.

In un contesto simile, il richiamo degli esperti è unanime: prudenza massima, rinviare le uscite più impegnative e non sottovalutare mai i segnali che la montagna manda.

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