Regeni e gli 007 egiziani: la Consulta decide sul futuro del processo

Attesa la sentenza sul diritto di difesa dei quattro imputati. Il procedimento cominciato nel 2021 è bloccato da ottobre

Marco Maffettone
IMPORTEDNEMSANIFALL | IMPORTEDNEMSANIF0 | 25/01/20 Milano, fiaccolata in icordo di Giulio Regeni a quattro anni dalla morte
IMPORTEDNEMSANIFALL | IMPORTEDNEMSANIF0 | 25/01/20 Milano, fiaccolata in icordo di Giulio Regeni a quattro anni dalla morte

Arriverà nei prossimi giorni la decisione della Consulta relativa al nodo sul diritto di difesa legato ai costi per le consulenze tecniche che i legali degli imputati del processo per l’omicidio di Giulio Regeni, tutti nominati d’ufficio, hanno chiesto di sciogliere.

L’udienza di ieri durante la quale è stata affrontata la questione di costituzionalità, sollevata dalla prima corte d’Assise di Roma nell’ottobre scorso, è durata poco più di un’ora. Nel ricorso, i giudici di piazzale Clodio hanno ritenuto, in sostanza, la questione posta dai difensori «non manifestatamente infondata» e «rilevante» al fine della definizione del giudizio.

In particolare i difensori dei quattro 007 egiziani chiedono di estendere il gratuito patrocinio anche agli imputati assenti «per permettere di accedere a un contraddittorio effettivo». Una richiesta motivata anche per consentire di nominare periti traduttori delle difese. Nell’ordinanza dell’Assise si legge che «si dubita della legittimità costituzionale dell’articolo del codice di procedura penale che, consentendo alle parti private la nomina di un consulente tecnico a spese dello Stato, rinvia alla disciplina sul gratuito patrocinio», impedendo di fatto la liquidazione della spesa anticipata dall’Erario.

Inoltre per quanto riguarda le perizie «i difensori potrebbero procedere alla nomina di consulenti di parte, ma dovrebbero provvedervi a proprie spese». Nel corso del loro intervento alla Consulta i difensori hanno ricordato che nel processo stanno difendendo «quattro persone assenti e irreperibili».

«Tutto questo li pone in una posizione di grandissima difficoltà: non siamo in grado di potere svolgere – hanno sostanzialmente detto – in modo compiuto le nostre prerogative in tema di diritto di difesa. Una questione che in questo processo continua ad avvitarsi su se stessa».

Dal canto suo l’avvocatura dello Stato ha invece sostenuto che «non c’è alcun vulnus». «La nostra carta costituzionale afferma che ai non abbienti è garantita una possibilità di difesa – ha detto in aula Maurizio Greco –. Qui non c’è un vulnus. Noi siamo parti civili come la famiglia Regeni e nessuno ha nominato un consulente tecnico».

Il dibattimento sulla morte del ricercatore friulano rapito, torturato e ucciso in Egitto nel gennaio del 2016, è stato sospeso proprio alla vigilia della requisitoria. Dalla decisione della Corte Costituzionale, quindi, dipende la ripresa del processo.

Il procedimento si è aperto nell’aula bunker di Rebibbia nell’ottobre 2021 e fin da subito ha trovato ostacoli procedurali, fra i quali il più complicato è superato dall’intervento decisivo della Corte costituzionale, che nel 2023 stabilisce un principio nuovo: nei casi di tortura di Stato l’assenza degli imputati non può trasformarsi in immunità di fatto.

È la svolta che permette al dibattimento di proseguire, mentre la politica incalza ancora. Nell’ottobre scorso, invece, proprio alla vigilia della requisitoria, la Corte d’Assise ha sospeso le udienze e rimesso gli atti alla Consulta che dunque a giorni si esprimerà.

Giulio Regeni manda il suo ultimo messaggio telefonico dal Cairo alle 19.41 del 25 gennaio 2016. È una sera particolare: nel centro della capitale egiziana si celebra il quinto anniversario della rivoluzione di piazza Tahrir del 2011, la città è presidiata dalla polizia. Il ricercatore friulano è diretto a una festa di compleanno e da quel momento scompare. Il 3 febbraio il suo corpo, martoriato dalle torture ricevute, viene ritrovato lungo una strada che collega il Cairo ad Alessandria.

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