Si toglie la vita nel Csm, la lettera scritta quattro anni prima: «Sedata più di 50 volte, vorrei non sentirmi sola»
La ragazza nel 2022 aveva espresso le sue preoccupazioni su una rivista online dedicata al terzo settore: «Fate arrivare la vostra vicinanza a chi è più fragile di voi»

La tragedia che finora era stata scongiurata, a più riprese, si è purtroppo materializzata mercoledì pomeriggio. Una ragazza di 25 anni si è tolta la vita all’interno del Centro di Salute mentale di via Gambini, a Trieste. La paziente, residente nel capoluogo giuliano e in cura fin da adolescente per disturbi psichici, è stata trovata esanime in uno dei bagni della struttura sanitaria, dove aveva chiesto volontariamente di essere accolta due giorni prima.
Un ricovero di accoglienza per motivi abitativi non clinici, in una struttura a bassa intensità, che prevede trattamenti e sorveglianza più blandi rispetto a un reparto psichiatrico ospedaliero. Nel corso degli anni la ragazza aveva tentato più volte di compiere gesti estremi, ma l’intervento di soccorritori, sanitari e forze dell’ordine aveva evitato il peggio.
La giovane aveva espresso le sue preoccupazioni in una lettera aperta pubblicata a dicembre del 2022 su una rivista online dedicata al terzo settore. Il tema era l’irrigidimento nell’approccio della presa in carico e gestione dei pazienti, rispetto alla strada indicata da Franco Basaglia. Di seguito ne pubblichiamo alcuni passaggi.
«Sono una ragazza di 21 anni. Vado in terapia psicologica da otto. Ho fatto più di 100 accessi in pronto soccorso negli ultimi quattro anni. E ho ricevuto più di 50 sedazioni intramuscolari all’interno delle strutture ospedaliere psichiatriche», scriveva la giovane paziente.
Qualche riga dopo, la ragazza lanciava un appello agli operatori della Salute mentale. «Avete gli occhi. Allora osservate. Avete una bocca. Allora parlate. Avete delle mani. Allora utilizzatele per fare una carezza e non per bloccare. Avete delle braccia. Allora utilizzatele per abbracciare di più. Avete una pancia. Allora ascoltate le vostre emozioni senza far finta di essere apatici e freddi. Fate arrivare la vostra vicinanza a chi è più fragile di voi, a chi è di “cristallo”, a chi, semplicemente, vorrebbe non sentirsi più solo».
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