Raduno degli alpini a Gemona, memoria e orgoglio tra labari, canti e ricordi del terremoto

La seconda giornata si è aperta con l’omaggio ai caduti e la sfilata verso palazzo Fantoni. Tra le penne nere anche molti volontari che nel 1976 arrivarono in Friuli per scavare tra le macerie e contribuire alla ricostruzione

Prima il ricordo, intenso e carico di emozione, davanti al monumento ai caduti in piazza del Municipio. Poi la sfilata fino a palazzo Fantoni, dove si è svolta l’assemblea delle delegazioni estere. Infine i canti tradizionali, gli incontri e i momenti di condivisione che fin dal mattino hanno animato le strade di Gemona.

È iniziata così la seconda giornata del Raduno del Triveneto degli alpini, che fino a domenica riunisce in città il Terzo Raggruppamento dell’Associazione nazionale alpini.

Tra centinaia di labari e gagliardetti, il ricordo del terremoto del Friuli del 1976 riaffiora nelle testimonianze di quanti allora erano già presenti sul territorio e di chi, nelle settimane successive al sisma, arrivò da altre regioni per prestare soccorso e contribuire alla rinascita dei paesi devastati.

Storie personali che si intrecciano lungo le vie ricostruite della città e restituiscono il senso profondo del raduno: memoria, orgoglio e presenza.

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Favero: «Siamo qui per non dimenticare»

«La memoria di quella notte è per noi fondamentale», ha ribadito il presidente nazionale dell’Ana Sebastiano Favero. «Siamo qui per non dimenticare e per rendere omaggio ai giovani che, come usiamo dire noi alpini, sono andati avanti».

Gemona torna così ad accogliere una grande manifestazione dopo le visite del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, le celebrazioni con i vigili del fuoco, il passaggio del Giro d’Italia e gli incontri con volontari e testimoni del sisma del 6 maggio 1976.

Il ricordo dei 29 alpini morti nella caserma

Il Raduno del Triveneto aveva preso il via nella giornata precedente dalla caserma Manlio Feruglio di Venzone, dove circa 500 persone avevano reso omaggio ai caduti del Battaglione alpini Tolmezzo.

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I partecipanti si erano poi spostati alla caserma Goi-Pantanali di Gemona. Qui una distesa di gagliardetti verdi aveva circondato il cippo dedicato ai militari morti durante il terremoto. Ad aprire la cerimonia era stato il presidente della sezione Ana di Gemona, Ivo Del Negro. «Abbiamo voluto mettere al centro della mattinata il ricordo dei nostri morti», aveva spiegato. «Il pomeriggio è stato invece dedicato al ringraziamento dei 15 mila volontari arrivati dalle sezioni Ana del Centro e del Nord Italia per aiutarci».

Nel corso della commemorazione erano state ricordate anche Giuseppina Cargnelutti Virilli, che fino alla morte nel 2018 aveva mantenuto vivi i rapporti con le famiglie dei militari caduti, e la figlia Flavia Virilli, oggi vicesindaca di Gemona, che ne ha raccolto l’impegno.

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Revelant: «Gli alpini non ci abbandonarono»

«Gli alpini, nonostante la tragedia che colpì la caserma, non ci abbandonarono e contribuirono alla ricostruzione del Friuli», aveva ricordato il sindaco Roberto Revelant. «È doveroso, per la nostra comunità, ringraziare chi ci è stato vicino».

Alla caserma Goi-Pantanali erano presenti penne nere provenienti dal Veneto, dal Trentino-Alto Adige e dal Friuli Venezia Giulia, ma anche da molte altre regioni. Alcuni erano arrivati con pullman e furgoni per ritrovare vecchi commilitoni e amici e rivedere i luoghi nei quali, cinquant’anni fa, avevano scavato tra le macerie.

«Avevo dedicato tutte le mie ferie di quell’estate per venire ad aiutare», ha ricordato uno degli alpini presenti.

Al comando del “presentat arm” era calato il silenzio. Tutti sull’attenti per rendere omaggio ai 29 alpini, artiglieri da montagna e genieri morti nella notte del 6 maggio, quando il terremoto fece crollare palazzine e dormitori della caserma.

La fanfara aveva intonato la Canzone del Piave, mentre tra i presenti tornava il ricordo della messa celebrata poco più di un mese prima per i caduti, sotto una pioggia incessante definita da qualcuno «lacrime dal cielo».

L’omaggio ad Alberto Goi

La commemorazione era poi proseguita in piazzetta Battaglione Gemona, davanti alla lapide dedicata ad Alberto Goi, il sergente morto il 16 gennaio 1943 a Selenyj Jar, durante la ritirata di Russia e la seconda battaglia difensiva del Don.

A Goi, insignito nel 1947 della Medaglia d’oro al valor militare, è intitolata la caserma gemonese. Alla cerimonia aveva partecipato anche Paola Del Din, a sua volta Medaglia d’oro al valor militare, accolta da un lungo applauso.

Le storie dei volontari tornati a Gemona

Tra le tante penne nere tornate a Gemona c’è anche Francesco, arrivato da Brescia. Cinquant’anni fa era qui a scavare tra le macerie, mentre oltre sessant’anni fa aveva svolto il servizio militare tra Cavazzo e la Val Resia.

Guardando la città ricostruita, il suo pensiero è semplice: «Avete rimesso in piedi bene il Friuli. Questa è la mia seconda casa».

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