Svolta per la cura dei tumori al Cro di Aviano: calato nel bunker il braccio rotante della nuova Protonterapia

Investimento da 38,5 milioni per il primo istituto oncologico pubblico d'Italia dotato di questa tecnologia. L'assessore Riccardi: «Attesa l'operatività dall'autunno 2027»

I componenti da 75 tonnellate calati dal tetto: ad Aviano prende forma la nuova Protonterapia
I componenti da 75 tonnellate calati dal tetto: ad Aviano prende forma la nuova Protonterapia

Una giornata storica per la sanità del Friuli Venezia Giulia e per la lotta ai tumori. Nel cantiere del Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano sono scattate le delicate operazioni di installazione della nuova Protonterapia: attraverso un'apertura temporanea creata sul tetto del bunker, è stato calato il gantry, l'imponente braccio rotante da 75 tonnellate che avrà il compito di indirizzare il fascio di particelle con precisione millimetrica.

I lavori proseguiranno a ritmo serrato con il posizionamento del sincrociclotrone — l'acceleratore di particelle dal peso di circa 50 tonnellate — a cui seguiranno undici mesi dedicati al montaggio meccanico, alle verifiche radiografiche, alla taratura dei sistemi e ai collaudi complessivi. Se la tabella di marcia verrà rispettata, i primi pazienti potranno essere trattati nell'autunno del 2027.

Un investimento di eccellenza da 38,5 milioni di euro

L'opera comporta un impegno economico complessivo di 38,5 milioni di euro, finanziati dalla Regione Friuli Venezia Giulia e da fondi propri del Cro nei quali rientrano anche le donazioni private e i proventi del 5 per mille. La struttura sarà direttamente collegata all'attuale reparto di Radioterapia oncologica tramite un corridoio interrato e comprenderà, oltre al bunker con pareti spesse fino a tre metri per la radioprotezione, un'area sanitaria dedicata ad accoglienza, attività clinica e servizi.

Riccardi: "La Protonterapia consolida la reputazione del Cro di Aviano"

L'installazione posiziona il Cro come il quinto centro in Italia a disporre della Protonterapia (insieme a Trento, Pavia, Catania e Rozzano), ma gli conferisce un primato assoluto: sarà il primo istituto oncologico interamente pubblico nel Paese a dotarsi di tale tecnologia.

Alla visita di cantiere ha preso parte l'assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, che ha rivendicato con forza la scelta politica e finanziaria della Regione, evidenziando come l'investimento rafforzi la reputazione della sanità pubblica e l'attrattività del Cro verso i migliori professionisti. Presenti alla giornata anche il sindaco di Aviano Paolo Tassan-Zanin, il presidente della Fondazione Cro Aviano Onlus e di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti — storico promotore dell'iniziativa fin dagli anni Novanta —, Piero Cappelletti, presidente del Comitato di indirizzo del Cro, e i responsabili tecnici e clinici del progetto.

Come funziona e quali sono i vantaggi per i pazienti

Come spiegato dal direttore dell'Oncologia radioterapica del Cro, Maurizio Mascarin, la Protonterapia affiancherà la radioterapia tradizionale a fotoni. La differenza sostanziale risiede nella capacità di controllare la profondità a cui il fascio di protoni rilascia la sua energia arrestandosi: questo consente di colpire il tumore risparmiando i tessuti sani circostanti.

Tale precisione permette di ridurre drasticamente gli effetti collaterali tardivi e i cosiddetti "secondi tumori" indotti a distanza di decenni dai trattamenti, un aspetto cruciale considerando l'aumento della sopravvivenza dei pazienti. La Protonterapia risulta particolarmente indicata per i pazienti pediatrici, dove la salvaguardia dei tessuti in crescita è fondamentale, per i tumori localizzati vicino a organi critici o difficilmente raggiungibili e per le recidive sviluppate in aree già sottoposte in passato a cicli di radioterapia.

Il reparto di Radioterapia del Cro tratta attualmente circa 2.300 nuovi pazienti all'anno. A regime, l'impianto di Protonterapia potrà prendere in carico circa 20 pazienti al giorno, pari a circa 150-200 persone all'anno e al 10% della casistica totale. Il bacino d'utenza si estenderà oltre i confini regionali toccando il Veneto, la Slovenia e l'Austria. Importanti ricadute si avranno infine sul fronte della ricerca scientifica, con una quota di attività macchina riservata allo studio dell'interazione tra protoni, immunoterapici e nuovi farmaci molecolari.

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