“Migrazioni italiane in Europa” in edicola con il nostro giornale
Il volume della studiosa Giorgia Miazzo ripercorre le migrazioni dei nostri connazionali verso Belgio, Francia, Svizzera e Germania nei 70 anni del disastro minerario di Marcinelle e nei 120 da quello di Courrières. Le vicende più significative, le testimonianze, le immagini storiche, il focus linguistico

Il 2026 propone anche due tristi ricorrenze: i 70 anni dal disastro minerario di Marcinelle, in Belgio, e i 120 anni da quello di Courrières in Francia. Due tragedie che hanno segnato l’epopea delle migrazioni italiane in Europa. Partendo dal doveroso omaggio a quanti persero la vita nei secoli passati alla ricerca di una vita migliore, la studiosa Giorgia Miazzo, scrittrice e divulgatrice, presidente del Centro studi Grandi Migrazioni di Carmignano di Brenta, ripercorre nel suo nuovo libro “Migrazioni italiane in Europa”, il viaggio compiuto dai nostri connazionali tra Belgio, Francia, Svizzera e Germania.
Il volume, edito da Editoriale Programma, è composto di 192 pagine dove l’autrice descrive le vicende più significative avvenute nei quattro paesi europei che furono, a fine Ottocento e buona parte del Novecento, meta di italiani alla ricerca di lavoro. L’opera si arricchisce, nell’appendice, di quattro testimonianze raccolte tra chi ha vissuto l’emigrazione nei suoi aspetti più drammatici, con l’auspicio, spiega Miazzo “che questo lascito generi le premesse per comprendere la realtà che ci circonda, rendendola così un luogo migliore”.

Tutto ha inizio da quella che viene definita comunemente “la diaspora italiana”, ovvero un esodo su larga scala che ha interessato la popolazione della Penisola nei secoli e che continua a coinvolgerla anche oggi. Si stima che tra il 1861 e il 1985, circa 30 milioni di italiani abbiano abbandonato il loro Paese, non solo con destinazione le Americhe, ma anche i paesi europei vicini.
«Le ragioni non erano sempre le stesse», spiega l’autrice, «ma variavano a seconda del periodo storico, dell’area di provenienza o della posizione sociale delle famiglie. Povertà e tensioni sociali, politiche ed economiche sono state la molla che hanno spinto tanti uomini e donne a cercare altrove una vita più dignitosa».
Nel suo percorso storico, l’emigrazione italiana è passata da semplice forza lavoro a protagonista della vita civile e politica, attraverso una lenta conquista di spazi e diritti che ha sollecitato le nazioni di arrivo a riscrivere le regole sulla cittadinanza.
Al centro del capitolo dedicato al Belgio, il racconto della terribile tragedia di Marcinelle, avvenuta l’8 agosto 1956, costata la vita a 262 minatori, di cui 136 italiani. Tra essi anche il campobassano Francesco Cicora, la cui toccante storia viene raccontata dal figlio Michele, e il trevigiano Mario Piccin, il cui ricordo è stato raccolto dall’autrice nell’intervista alla figlia Ilvana. Anche il capitolo dedicato alla Francia è segnato da una catastrofe, quella di Courrières, il peggiore incidente minerario mai avvenuto in Europa. Il 10 marzo 1906 un’esplosione causò la morte di 1.099 minatori, tra cui 200 minorenni e circa 200 italiani.
Ciascuno dei capitoli dedicato ai 4 paesi europei si chiude con un focus linguistico: Miazzo, da linguista, è interessata a valorizzare il patrimonio orale delle Grandi Migrazioni attraverso i linguaggi che si generano dal contatto interculturale e che testimoniano come le lingue diano luogo a esempio di convivenza tra realtà sociali differenti. Perché Giorgia, come scrive nella prefazione la sua professoressa di filosofia Erica Bassato, è sempre stata interessata “alla creazione di legami, rammentandoci che siamo tutti in cammino, siamo tutti migranti”.
Il libro è arricchito da un ampio corredo di foto storiche provenienti da collezioni pubbliche e private.
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