Inchiesta sulle spese elettorali, Brugnaro rinviato a giudizio

L’accusa nei confronti dell’ex sindaco e dell’entourage è di aver sforato il tetto durante la campagna del 2020. Il legale Rampinelli: «Molto stupito»

Eugenio Pendolini
L'ex sindaco di Venezia Luigi Brugnaro
L'ex sindaco di Venezia Luigi Brugnaro

L’ex sindaco Luigi Brugnaro e il suo entourage sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di aver violato la legge sulle spese elettorali, sforando il tetto di oltre mezzo milione nella campagna che nel 2020 ha riportato Brugnaro a Ca’ Farsetti, «eludendo la sanzione pecuniaria amministrativa fino al triplo dell’importo eccedente e l’ulteriore sanzione dell’ineleggibilità che avrebbe determinato la decadenza di Brugnaro, ai sensi della legge 515/93», secondo quanto scrive la Procura.

La decisione è stata presa questo pomeriggio, venerdì 5 giugno, in sede di udienza preliminare dalla gup Lea Acampora. I pubblici ministeri Terzo, Baccaglini e Villan contestano a vario titolo a Luigi Brugnaro, al capo di gabinetto Morris Ceron nella sua veste di legale rappresentante di Un’Impresa in Comune, a Stefano Schiavon in rappresentanza dell’associazione Venezia 20-25, all’amministratore delegato di Umana Giuseppe Venier e al dirigente Walter Bianchi il finanziamento illecito della lista fucsia “Luigi Brugnaro Sindaco”.

Le parole della difesa

Al termine dell’udienza, arrivano le prime reazioni degli avvocati dofensori degli imputati. «Resto molto stupito», le parole del legale dell’ex sindaco, Alessandro Rampinelli, «affronteremo questo processo con la pazienza di chi sia di essere innocente e di chi è dalla parte della verità».

Di processo inutile parla invece l’avvocato Alberto Berardi: «Resta il dato normativo che una campagna elettorale viene stabilita dalle norme nazionali e non da una procura della Repubblica».

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