Caso Regeni, condannati a 10 anni tre 007 egiziani per il sequestro di Giulio: cade l’accusa di omicidio

I tre sono stati condannati solo per il sequestro del ricercatore di Fiumicello avvenuto al Cairo il 25 gennaio del 2016. I giudici hanno infatti fatto cadere l'accusa di omicidio. Assolto il quarto imputato

Giulio Regeni
Giulio Regeni

La Corte d'Assise di Roma ha condannato 10 anni tre 007 egiziani accusati di avere sequestrato, torturato e ucciso Giulio Regeni al Cairo nel 2016. Il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif - per il quale la procura aveva chiesto l'ergastolo - e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed.

Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è invece stato assolto.

I tre 007 egiziani sono stati condannati solo per il sequestro di Giulio Regeni avvenuto al Cairo il 25 gennaio del 2016. I giudici hanno infatti fatto cadere l'accusa di omicidio riconoscendo per i condannati l'accusa di sequestro di persona.

Da sinistra nella combo gli 007 egiziani il colonnello Athar Kamel Mohamed ,il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e il colonnello Uhsam Helmi
Da sinistra nella combo gli 007 egiziani il colonnello Athar Kamel Mohamed ,il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e il colonnello Uhsam Helmi

Dopo 10 anni di attesa, la sentenza è arrivata attorno alle 18.21. I giudici erano entrati questa mattina, attorno alle 10, in camera di consiglio per decidere sulle richieste di condanna avanzate dalla Procura di Roma nei confronti dei quattro 007 egiziani.

 Il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco aveva sollecitato un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di reclusione. Era stato chiesto il carcere a vita per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e una pena di 17 anni e sei mesi per Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr.

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La scomparsa e la morte

Il ricercatore di Fiumicello era uscito di casa il 25 gennaio del 2016 per andare a una festa di compleanno al Cairo, in una città blindata per l’anniversario della rivoluzione di piazza Tahrir.

Dopo l’ultimo sms – «Sto uscendo» – scompare. Per giorni, amici e colleghi lo cercano sui social con un hashtag che diventa appello collettivo: #whereisgiulio.

Il 3 febbraio il corpo viene ritrovato lungo una strada periferica che collega il Cairo ad Alessandria. Martoriato. Le torture sono evidenti, l’autopsia riscontrerà fratture, bruciature, ferite profonde. È stato seviziato e ucciso.

 

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