Maxi laboratorio del fumo in Fvg, scoperta fabbrica clandestina da un milione di sigarette al giorno: tre arresti

Blitz della Finanza tra Gonars e Remanzacco: 29 denunciati e sequestri per milioni. L'organizzazione sfruttava operai stranieri "reclusi" nei capannoni

Un’industria del contrabbando parallela, tecnologicamente all'avanguardia e capace di fatturati da capogiro. È quanto smantellato dal GICO della Guardia di Finanza di Trieste, sotto la direzione della Dda giuliana, in una vasta operazione che ha sradicato una cellula criminale dedita alla produzione e distribuzione di sigarette contraffatte a marchio Marlboro e L&M.

 

Tre arresti e 29 denunciati

Al momento del blitz sono scattati tre arresti: un cittadino straniero colto in flagranza all'interno della fabbrica e due italiani, residenti tra Udine e Trieste, raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Trieste. Ventinove le persone denunciate. 

La cellula sul territorio era una società di logistica con sede a Trieste, "sedotta" da operatori stranieri e divenuta fulcro dell'attività criminale. In manette sono finiti il titolare, un imprenditore triestino insospettabile, ora in custodia cautelare in carcere, e un suo stretto collaboratore residente a Udine, ora agli arresti domiciliari. Il terzo arrestato è un autista straniero, sorpreso in flagranza al momento del blitz.

L’opificio di Gonars 

Il cuore dell’organizzazione era un imponente opificio clandestino di oltre 2.000 metri quadrati a Gonars, isolato acusticamente e alimentato da un generatore industriale autonomo per non destare sospetti. Ma non era un semplice laboratorio, ma una potenza industriale capace di sfornare un milione di sigarette al giorno.

L'operazione della Guardia di Finanza di Trieste ha svelato i dettagli tecnici che rendevano la fabbrica di Gonars quasi invisibile: l'uso di pannelli fonoassorbenti, telecamere a circuito chiuso e un generatore elettrico autonomo per evitare sbalzi di tensione che potessero insospettire i fornitori di energia.

 

Dentro la fabbrica del fumo: sigarette, tabacco per un giro d'affari milionario. Il video della Gdf

Per proteggere il sito produttivo, l'organizzazione utilizzava un sofisticato sistema di scambio a Buttrio. I rimorchi carichi di sigarette venivano abbandonati in un parcheggio e prelevati solo in un secondo momento da nuove motrici. Questo trucco logistico impediva alle forze dell'ordine, in caso di controlli stradali, di risalire al luogo di produzione a Gonars. Una strategia necessaria per alimentare un business che sfruttava l'enorme differenza di prezzo del tabacco: pacchetti prodotti a pochi centesimi venivano rivenduti in Inghilterra o Francia a cifre fino a 18 euro, generando un volume d'affari illecito di 89 milioni di euro.

Operai reclusi nei dormitori fatiscenti

Qui, 21 operai ucraini e moldavi lavoravano in condizioni di semi-reclusione, dormendo in dormitori fatiscenti ricavati nella fabbrica con il divieto assoluto di uscire. La filiera logistica si appoggiava poi a un magazzino a Remanzacco e a un sistema di "scambio rimorchi" notturno a Buttrio, studiato per rendere impossibile la tracciabilità dei carichi in caso di controlli stradali.

Come funzionava il giro d’affari

I numeri dell’inchiesta sono impressionanti: in soli cinque mesi la fabbrica ha immesso sui mercati del Nord Europa (dove un pacchetto può costare fino a 18 euro) circa 137 milioni di sigarette, per un profitto stimato di 89 milioni di euro. Al centro della rete logistica è emersa una nota società di autotrasporti triestina che forniva copertura e locazione ai siti produttivi.

L'operazione si è conclusa con la denuncia di 29 persone, di cui tre tratte in arresto, e il sequestro di 77 tonnellate di tabacco, macchinari per 1,5 milioni di euro e diversi autoarticolati. In un singolare risvolto sociale, il potente generatore elettrico sequestrato alla banda è stato donato alla Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia, che lo ha già impiegato per operazioni di soccorso sul territorio.

Un reato meno rischioso dal punto di vista organizzativo

Il traffico di sigarette di contrabbando rappresenta oggi un business estremamente redditizio, paragonabile a quello degli stupefacenti ma con rischi inferiori, soprattutto dal punto di vista operativo. A spiegarlo al margine della conferenza stampa è la procuratrice capo della Dda di Trieste Patrizia Castaldini, che evidenzia come il fenomeno sia in crescita anche nel Nord-Est. «Sotto il profilo penale si tratta comunque di un reato rilevante – spiega – con pene previste dalla legge. Tuttavia è meno rischioso rispetto ad altri traffici illeciti». Il motivo principale sta nella natura stessa dell’attività: si tratta infatti di trasporto di merce, spesso già lavorata, e non di sostanze illegali come nel caso degli stupefacenti.

Contrabbando di sigarette, business sempre più diffuso: «Rende quanto la droga ma con meno rischi»

Le rotte dall’Est Europa

Una parte significativa del traffico interessa anche il Friuli Venezia Giulia, crocevia di merci provenienti dall’Est Europa. «Le sigarette arrivano da Paesi dell’Unione europea – sottolinea Castaldini– e questo comporta meno controlli sulle merci in transito». Una condizione che facilita il passaggio dei prodotti lungo le rotte commerciali, rendendo il sistema più difficile da intercettare. Il fascicolo d'inchiesta è cointestato alla procuratrice e capo della Dda Patrizia Castaldini e al sostituto procuratore Federico Frezza

Un fenomeno in espansione

Il contrabbando di tabacchi si conferma quindi un’attività sempre più attrattiva per le organizzazioni criminali, che possono ottenere guadagni elevati con un’esposizione minore rispetto ad altri traffici illeciti. 

Sigarette di contrabbando, maxi rete smantellata: «Organizzazione che puntava a tutta l'Europa»

 

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso