Tentata estorsione a Berlusconi, chiesti 3 anni e 6 mesi per l’ex gieffina Giovanna Rigato

La showgirl originaria di Orsago, nel Trevigiano, è accusata di aver chiesto un milione all’ex premier di Forza Italia per non rivelare a giornalisti e magistrati informazioni dettagliate sulle serate del “bunga bunga”. La difesa: «Era un risarcimento per il danno d’immagine da lei subito»

L'ex gieffina trevigiana Giovanna Rigato
L'ex gieffina trevigiana Giovanna Rigato

La Procura di Monza ha chiesto martedì 13 ottobre una condanna a 3 anni e 6 mesi di carcere per Giovanna Rigato, showgirl di origine orsaghese, ex concorrente del Grande Fratello, imputata per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. La vicenda risale al 2016, quando l’ex presidente del Consiglio presentò una denuncia nei confronti della showgirl.

Il ricatto

Secondo l’accusa, Giovanna Rigato avrebbe chiesto inizialmente 500mila euro, per poi arrivare a un milione, durante un incontro a Villa San Martino, ad Arcore.

In cambio, avrebbe promesso di non rivelare a giornalisti e magistrati informazioni dettagliate sulle serate del “bunga bunga” organizzate nella residenza dell’ex premier a Villa San Martino.

Il risarcimento

Per la difesa, invece, quella richiesta di denaro era legata alla volontà di ottenere un risarcimento per i danni d’immagine subiti dal ciclo di processi relativi al cosiddetto “caso Ruby” che avrebbero compromesso le opportunità professionali della donna nel mondo televisivo.

I figli dell’ex premier sono parti civili nel procedimento. Nelle scorse udienze, la testimonianza anche della madre della showgirl originaria di Orsago.

La telefonata

«Alle due di notte abbiamo ricevuto una telefonata, era Berlusconi che chiedeva a Giovanna se fosse stata interpellata da qualche giornalista e lei disse di no. Le hai poi detto di non preoccuparsi, e di avvisarlo se qualcuno la avesse contattata, dicendo che di qualunque cosa avesse bisogno lui ci sarebbe stato, eravamo in Grecia insieme, era il 2009. Lei rifiutò apertamente il suo sostegno».

Lo aveva riferito in aula la mamma di Giovanna Rigato, nel processo a Monza. La donna, chiamata a testimoniare dalla difesa, aveva poi raccontato di aver accompagnato la figlia a vedere alcuni appartamenti a Segrate, alle porte di Milano, «insieme al geometra Roberto Trombini, con cui parlammo solo di architettura». La madre dell'imputata poi aveva ricordato come la figlia fosse «fisicamente provata perché il contratto a Mediaset era stato sospeso», e che ad un certo punto «si era scocciata, ha chiesto una ricompensa al presidente, stanca di dover prendere un mensile senza fare niente oppure pochissimo».

Il caso Ruby

Nell’ultima udienza al processo a Giovanna Rigato non si era presentata per testimoniare Karima El Mahroug, alias Ruby. Neomamma per la seconda volta e residente a Genova, aveva inviato un certificato medico per spiegare la sua assenza con l'allattamento, precisando anche che sarebbe stata comunque intenzionata ad avvalersi della facoltà di non rispondere.

Era saltata anche la deposizione di Barbara Guerra, risultata irreperibile e residente all'estero.

 

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