Spento un autovelox su tre: gli effetti del decreto Salvini a Nord Est

Il ministero ha messo la parola fine a oltre trent’anni di dubbi, incertezze, multe impugnabili e spegnimenti. In Fvg omologati automaticamente 66 dispositivi, 181 in Veneto: stop agli altri

Christian Seu
(foto Petrussi)
(foto Petrussi)

​​​​​Autovelox omologato o approvato? Questo era il dilemma. Capace di ingolfare le aule dei tribunali (a furia di ricorsi di automobilisti con il dente avvelenato) e mettere in difficoltà i comandi di Polizie locali e Stradali, che gestiscono abitualmente i marchingegni per il rilevamento della velocità.

Il decreto approvato venerdì scorso e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo stesso giorno ha messo la parola fine a oltre trent’anni di dubbi, incertezze, multe impugnabili e spegnimenti repentini dei dispositivi.

Perché il ministero dei trasporti ha messo nero su bianco «la disciplina delle caratteristiche, dei requisiti e delle procedure di omologazione, taratura e verifica di funzionalità dei dispositivi e dei sistemi per l'accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità». Partendo da un elenco di 25 modelli, prototipi per i quali l’omologazione già ottenuta, essendo i dispositivi conformi alle linee guida indicate nelle pieghe tecniche del decreto.

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Cosa cambia? Intanto un velox su quattro, tra fissi e mobili, resta spento, non avendo superato la tagliola ministeriale: in Friuli Venezia Giulia e Veneto la quota è perfino più elevata e supera il 40 per cento. Secondo aspetto: le Polizie locali, che avevano congelato i controlli in attesa di buone nuove dopo la stretta imposta dal ministero con un decreto nell’aprile di due anni fa, si preparano a rimettere in strada i propri agenti, muniti di telelaser, completate le operazioni di taratura necessarie.

L’elenco dei prototipi omologati non è perentorio: potranno essere aggiunti nuovi modelli, anche di nuova concezione, che dovranno sottoporsi alle procedure di validazione ed entrare nell’elenco degli omologati. Novero nel quale potranno essere ricompresi anche quelli – sono 850 circa su 4.000, secondo il ministero – spenti da domenica. Dal momento in cui riceve la richiesta di omologazione dei dispositivi, il Mit ha sessanta giorni di tempo per fornire una risposta al produttore o al distributore del meccanismo di rilevamento della velocità.

La situazione in Fvg

In Friuli Venezia Giulia il 58,4 per cento dei dispositivi rientra nell’elenco «dei decreti di approvazione dei prototipi dei dispositivi e sistemi per l’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità», allegato B del decreto. Incrociando i dati pubblicati sul sito del ministero e i prototipi riportati nel decreto emerge come gli apparecchi idonei siano 66 su 113. In Veneto, nelle province di Padova, Venezia, Treviso e Belluno risultano omologati 181 dispositivi su 273. E quindi 92 non omologati.

I contenuti del decreto

D’ora in avanti ogni nuovo prototipo, secondo le indicazioni del decreto firmato dal ministro Matteo Salvini, dovrà essere omologato prima di poter effettivamente entrare in funzione. Non basterà più, insomma, la cosiddetta «approvazione», che per anni aveva consentito l’operatività dei velox in parziale deroga alla norma in materia introdotta dal Codice della Strada del 1992.

Non solo: anche quelli omologati, dovranno essere tarati prima dell’effettivo impiego (se ne occupano ditte specializzate, appositamente accreditate) e poi una volta all’anno. L’articolato pubblicato in Gazzetta ufficiale specifica nel dettaglio anche i meccanismi di funzionamento e di posizionamento del dispositivo durante la fase di taratura. E comprende anche i fac-simile dei modelli che i produttori sono chiamati a completare per le richieste di omologazione.

Foto crittografate

Regole stringenti e precise anche per il sistema di registrazione fotografica delle infrazioni: in caso di ripresa frontale, il dispositivo dovrà automaticamente garantire la privacy di guidatore e passeggeri, oscurando i loro volti e limitandosi così a “beccare” la targa, addirittura prima dell’accertamento della violazione.

Le fotografie da allegare al verbale di accertamento dell’infrazione dovranno riportare data, ora, posizione del dispositivo, numero di matricola dell’apparecchio, velocità rilevata in chilometri orari. E a questo proposito, il meccanismo dovrà registrare soltanto i veicoli che superano la velocità oltre il 5 per cento del limite, la cosiddetta soglia di tolleranza.

Cassazione e futuro

La poca chiarezza delle norme aveva portato, in questi anni, a migliaia di ricorsi da parte degli automobilisti “pizzicati” dai sistemi di rilevamento della velocità. Un andazzo che il decreto entrato in vigore domenica dovrebbe, almeno nelle intenzioni del ministero dei Trasporti, contribuire a frenare. Non mancano i dubbi, anche tra le associazioni dei consumatori e gli esperti delle normative legate alla strada: il fatto che il governo abbia deciso di agire con un decreto, senza modificare la legge del 1992, potrebbe aprire una nuova stagione di ricorsi.

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