Il caso dei Tre Pini, il balcone di Montebelluna. Il poggio è ancora privato

Il Comune ha acquisito un’area: manca però la zona maggiormente simbolica. In questo momento c’è un bosco. Il sindaco: «Una ricchezza che merita tutela»

Enzo Favero
La mappa mostra come, dopo le perequazioni, il poggio dei Tre Pini sia ancora privato
La mappa mostra come, dopo le perequazioni, il poggio dei Tre Pini sia ancora privato

Il poggio dei Tre Pini non è di proprietà comunale. Non ancora almeno: è infatti privato e potrà diventare pubblico solo quando gli eredi Marchesi/Pigazzi ritireranno il permesso di costruzione di una lottizzazione in via dei Chive e cederanno in perequazione l’area lungo via dei Stech dove c’è il famoso poggio con i tre alberi che dà il nome alla zona. Solo che non è stato presentato ancora alcun progetto: la permuta è ancora a livello di intenzioni inserite nel 2019 nel piano degli interventi.

Di proprietà del Comune, in seguito alla perequazione legata alla lottizzazione di via Feratine, è l’area a nord-ovest del poggio. In più possiede il riquadro dove si trova il vascone dell’acquedotto che è proprio a ridosso del poggio. Ma quel rialzo del terreno con i tre alberi era ed è tuttora proprietà privata.

A trarre in inganno era stata l’affermazione dell’amministrazione comunale dell’ottobre 2025, a perequazione fatta, che dichiarava che dopo 30 anni «oggi possiamo dire che il poggio dei Tre Pini è definitivamente diventato un bene pubblico». È un luogo caro ai montebellunesi, che in passato attorno a quel poggio andavano a festeggiare il lunedì di pasquetta. E quando uno dei tre alberi era stato abbattuto dal vento, erano stati i Selese a piantarne uno nuovo a cui avevano dato il nome di “pinuccia”.

Il dubbio sulla proprietà era sorto quando in via dei Stech c’era stata una performance artistica promossa dal museo civico nell’ambito del progetto interregionale Emy: c’era stato chi aveva fatto notare come l’area diventata di proprietà comunale non comprendesse affatto il poggio dei Tre Pini, ritenuto uno dei casteller di Montebelluna, ossia osservatori astronomici dell’età antica. Fatti dei controlli è emerso che del Comune è l’area verso Mercato Vecchio, non quella dove c’è il poggio. Quella potrà diventarlo in seguito alle previsioni del piano degli interventi del 2019, quando sindaco era Marzio Favero, sempre che vada in porto la lottizzazione di via dei Chive.

«Per oltre 150 anni nessuno è riuscito a portare una parte dei Tre Pini nel patrimonio pubblico», obietta il sindaco Adalberto Bordin. «Noi lo abbiamo fatto, senza spendere un euro per l’acquisizione».

Tutta l’area è attualmente un bosco selvaggio. Diventerà un futuro parco cittadino o rimarrà allo stato attuale anche quando sarà tutta di proprietà comunale? «Lì ci sono caprioli, cervi volanti, è un’area ricca di biodiversità», sottolinea il sindaco, «oggi quell’area è un bosco naturale nel cuore della città. Una ricchezza che molte altre città ci invidierebbero e che merita rispetto e tutela. Davvero qualcuno vorrebbe che intervenissimo con ruspe e motoseghe per trasformare un ambiente naturale sviluppatosi nel corso di decenni? La biodiversità è un patrimonio da preservare. Trovo contraddittorio che, mentre tutti invocano la riduzione del consumo di suolo e la salvaguardia del verde, si pretendano interventi immediati proprio su un’area che rappresenta un habitat naturale».

 

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