#siamoaititolidicoda, 'il cinema si salva tassando le piattaforme di streaming'

(ANSA) - ROMA, 13 GEN - "Il disegno politico avviato dal ministro Sangiuliano e poi proseguito dal ministro Giuli appare chiaro: smantellare ciò che funziona, per una logica di punizione ideologica, senza una reale visione di sviluppo culturale e industriale". Il movimento #siamoaititolidicoda chiede con forza che "l'identità culturale del cinema italiano torni al centro dell'agenda politica, attraverso politiche che salvaguardino il pluralismo produttivo e occupazionale". Politiche come quelle perseguite dalla Francia che, dice il Movimento, "ha dimostrato che un altro modello è possibile. Già dal 2021 ha introdotto un sistema efficace di finanziamento dell'industria cinematografica, in particolare del cinema indipendente, attraverso una tassazione delle piattaforme di streaming compresa tra il 20% e il 25%. Una misura semplice, concreta, capace di generare centinaia di milioni di euro di entrate pubbliche da reinvestire nel settore audiovisivo nazionale". Per #siamoaititolidicoda si tratta di "un modello virtuoso che funziona perché inserito in una visione culturale e industriale chiara, storicamente radicata. Al contrario, in Italia si continua a dibattere in modo ideologico, rinunciando a soluzioni già sperimentate con successo in altri Paesi europei". E dunque, "viene spontaneo chiedersi: perché non adottare anche nel nostro Paese una normativa simile? La risposta, purtroppo, è politica. Oggi una simile scelta appare infattibile a causa di una sudditanza sempre più evidente nei confronti degli interessi statunitensi. Le più recenti riforme finanziarie e i relativi decreti stanno riportando il cinema indipendente italiano in una condizione di gravissima criticità, favorendo ulteriormente le grandi società internazionali, in particolare quelle americane. Assistiamo a una progressiva svendita degli asset industriali e culturali del Paese, in una dinamica che richiama forme di vero e proprio colonialismo economico e culturale". E "mentre si denuncia la cronica mancanza di fondi, si ignorano consapevolmente strumenti che potrebbero portare decine, se non centinaia, di milioni di euro nelle casse dello Stato. Risorse che potrebbero essere utilizzate per rilanciare il settore, sostenere le opere prime, i film più rischiosi e sperimentali, e tutelare l'occupazione" in un settore "oggi ridotto a uno stato di degrado, sempre più esposto a logiche di subordinazione e dipendenza, che nulla hanno a che fare con la tutela e la valorizzazione della nostra cultura", conclude il movimento. (ANSA).
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