Sergio Resinovich, in casa Liliana e Sebastiano avevano armadi separati

Commento al 'contatto diretto' tra la borsa di Liliana e giubbotto Sebastiano

(ANSA) - TRIESTE, 14 OTT - "Per come ricordo" in casa di Sebastiano Visintin e Liliana Resinovich, "ognuno usava il proprio attaccapanni, ognuno con i suoi ganci, ognuno aveva il proprio armadio e il giubbotto di mia sorella era nel suo proprio armadio". Sergio Resinovich, fratello di Liliana, lo ha detto all'ANSA commentando gli esiti delle perizie disposte dalla Gip Flavia Mangiante e diffusi ieri, in particolare il "contatto diretto" tra le fibre di un giubbotto di Sebastiano Visintin - unico indagato nel caso - e la borsa e il giubbotto della vittima, che aveva e indossava quando fu trovato il suo corpo. Per Sergio Resinovich, esclusi pochi episodi in cui Sebastiano "teneva Liliana vicino a sè, la faceva sedere vicino, ma con senso di possesso non di affetto", i due "erano riservati nel manifestare questi rapporti, non si sono mai abbracciati, li ho visti più volte salutarsi ma mai abbracciandosi". Il fratello della vittima è convinto che l'assenza sulla suola delle scarpe di Liliana di depositi macroscopici di terreno da consentire un confronto con il terreno del roseto dell'ex ospedale dove fu stato trovato il corpo, confermi l'ipotesi dell'omicidio. "Questo acclara l'omicidio, il corpo è stato poi portato là e messo nei sacchi". Sergio è sempre convinto che Sebastiano sappia chi ha ucciso Liliana, sottolineando che questi "il 14 dicembre aveva ricevuto una telefonata da una lavanderia di Catania e il 30 un'altra telefonata da Palermo, oltre a una chiamata del figlio che dice che era finito fuori strada", su cui chiede venga fatta chiarezza. (ANSA).

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