Serena Grandi, 'a Tinto Brass devo la mia carriera'

(di Nicoletta Tamberlich) (ANSA) - ROMA, 04 NOV - "A Tinto devo tutto, gli sarò sempre grata: mi ha insegnato a fare cinema, come stare davanti a una macchina da presa, come intonare la voce. Impostazioni che mi sono portata dietro per tutta la vita. Era un uomo coltissimo, laureato in legge, ironico, intuitivo. Ho un bellissimo ricordo anche della 'Tinta' (Carla Cipriani) con cui è stato sposato 50 anni fino alla morte di lei, è stata la vera ispiratrice di molti suoi film, sempre sul set con lui a dargli consigli, un genio". Con profondo "rispetto e gratitudine" Serena Grandi ricorda con l'ANSA il regista veneziano Tinto Brass, maestro di opere visionarie e radicalmente libere e, commossa, confessa: "Purtroppo me lo aspettavo, dall'ultima volta che lo avevo sentito al telefono... mi rallegra il fatto che mi aveva riconosciuta ed era lucido. Mi aspettavo anzi che Tinto se ne andasse due anni fa: lo avevo visto a Venezia, sulla sedia a rotelle, ma era lucidissimo, anche se la prima moglie era morta da qualche anno, ero contenta che avesse accanto Caterina Varzi, mi hanno parlato benissimo di lei, una donna premurosa e intelligente". Miranda - il primo dei due film che Serena Grandi ha girato con Tinto Brass, uscito nel 1985, l'altro fu Monella 13 anni dopo, - oltre a procurarle spazio sui giornali, tra interviste e servizi fotografici, "fu un vero successo: 6 milioni di incasso con un biglietto che costava 6mila lire", assicura l'attrice. Ma come vi siete incontati lei e Brass e come è stata scelta? "Un giorno mi telefonò e mi disse 'La parte è tua'. Io tremavo di emozione, aveva girato La Chiave con la Sandrelli e non riuscivo a crederci. Le cose andarono così: stava passeggiando lungo la riva di un fiume, quando diede un calcio a un sasso. Sotto il sasso c'era il pezzo strappato di un giornale per il quale avevo posato, e in quel brandello c'era una mia foto. Tinto si piegò a prenderlo, lo guardò, e decise che sarei stata la protagonista. Insomma bastò quella foto". Serna Grandi è una miniera di aneddoti: "Tinto mi voleva più in carne e così mi portò a Chioggia con la moglie a mangiare in tutte le trattorie, io ero felice perché avrei fatto qualsiasi cosa". Fu un tale successo che l'attrice, che si era da poco sposata, aveva "ammiratori da ogni parte d'Italia, anche facoltosi. Una volta mi trovai sotto casa una Ferrari bianca. Io non l'ho accettata e l'ho fatta rimandare indietro. Ovviamente sapevo chi me l'aveva fatta avere. Chissà, oggi l'avrei tenuta, una sorta di assicurazione", aggiunge sorridendo. Miranda, ricorda Serena Grandi, prende liberamente spunto dalla commedia di Carlo Goldoni La Locandiera. Il film è ambientato nei primi anni Cinquanta, nella Bassa Padana. La protagonista gestisce una locanda mentre attende il ritorno del marito Gino, disperso in guerra. (ANSA).
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