'Rita Atria paghi il canone Rai', richiesta a 34 anni dal suicidio

L'associazione antimafia a lei intitolata lotta per riapertura indagini su morte

(ANSA) - PALERMO, 19 MAG - "Lo Stato non risponde alle nostre richieste di riaprire l'indagine sulla sua morte. Però chiede a Rita Atria di pagare il canone Rai". Lo dice Nadia Furnari, vicepresidente dell'associazione antimafie fondata nel 1994 a Milazzo in memoria della giovanissima testimone di giustizia, scomparsa una settimana dopo l'uccisione di Paolo Borsellino, il magistrato con cui collaborava. Era il 26 luglio del 1992, e doveva ancora compiere 18 anni, quando il suo corpo fu ritrovato senza vita a Roma: precipitata da un balcone, morte archiviata come suicidio. «Nella sede legale dell'associazione - racconta Furnari al quotidiano La Sicilia che pubblica la notizia - è arrivata una richiesta di pagare 138 euro per il canone Rai. Senza nessun riferimento all'associazione, senza un codice fiscale e in un appartamento dove non c'è alcuna attività sociale, solo la sede legale. E dove il canone Rai viene regolarmente pagato. Ma evidentemente per lo stato la signora "Rita Atria" ha una attività». La richiesta sarà, naturalmente, contestata dall'associazione: «Manderemo una pec dove spiegheremo che Rita Atria è morta e non c'è nessuna delle condizioni indicate - prosegue Furnari - Ma rimane la sciatteria di un episodio incredibile. Mi rifiuto di pensare che dietro la lettera possa esserci un essere umano, spero si sia trattato semplicemente un invio automatizzato. Magari gestito con intelligenza artificiale». Di ben poco di artificiale c'è però la battaglia legale che l'associazione porta avanti ormai da quattro anni, con un lavoro di raccolta di informazioni su quanto successo quella domenica d'estate di 34 anni fa a Roma. Eppure il percorso legale è fermo, come riferisce l'avvocato Goffredo D'Antona, che affianca da anni l'associazione "Il fascicolo della morte di Rita Atria - spiega l'avvocato - era microscopico nel 1992. Quando hanno fatto le indagini non sapevano nemmeno che fosse testimone di giustizia. Non c'era nemmeno un intervento del Tribunale per i minorenni. Come se si fosse suicidata non una persona, ma un'ombra. Negli anni abbiamo fatto una serie di verifiche: non c'erano impronte digitali, non c'erano tracce biologiche. Una lunga serie di incongruità - conclude l'avvocato Goffredo D'Antina - per cui abbiamo richiesto la riapertura delle indagini alla Procura di Roma, ipotizzando l'istigazione colposa al suicido. E non escludendo altro". (ANSA).

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