Ranucci e redattori Report assolti da diffamazione a microbiologo Rigoli

Per il giudice di Treviso il fatto non costituisce reato

(ANSA) - TREVISO, 06 NOV - Il giudice di Treviso ha prosciolto oggi perché il fatto non costituisce reato i giornalisti Sigfrido Ranucci, Danilo Procaccianti e Andrea Tornago dall'accusa di diffamazione a mezzo stampa nei confronti dell'ex coordinatore delle microbiologie della Regione Veneto Roberto Rigoli per i contenuti della trasmissione Report andata in onda il 2 gennaio 2023 nel corso della quale furono sollevati più rilievi sulla condotta del professionista in merito alla scelta della categoria di test utilizzati per rilevare la positività di presunti contagiati dal Covid. I fatti oggetto della trasmissione riguardano in particolare la decisione di adottare i "tamponi rapidi" anziché i precedenti detti "molecolari" nel momento in cui la propagazione del contagio aveva indotto la Regione Veneto ad adottare il modello rapido dei test per applicarli a grandi numeri di residenti. Il servizio di Report, anche sulla base di contestazioni mosse all'epoca sulla scarsa precisione dei risultati restituiti dai tamponi rapidi, aveva proposto un'intervista a Rigoli per poi redigere anche con la stessa un reportage nel quale, secondo lo stesso sanitario, sarebbe stato messo in luce un aspetto non trasparente del suo operato. Il tema era il suo parere positivo dato ai responsabili della Regione Veneto per l'acquisto di grandi quantità di dosi del prodotto - assai meno costose degli strumenti usati fino ad allora - per eseguire i test sul contagio da Covid. Sul tema specifico a Padova venne istruita un'inchiesta in cui Rigoli fu accusato di falso ideologico e turbativa nella scelta dei fornitori della sanità veneta che portò, al termine, ad una sua assoluzione. In fase di indagini preliminari, Report ottenne dalla magistratura patavina gli atti dell'inchiesta sui quali realizzò il servizio. Il pubblico ministero di Treviso ha ritenuto oggi che l'elaborato giornalistico messo in onda da Report e oggetto delle accuse di diffamazione a mezzo stampa avanzate da Rigoli fosse caratterizzato da una correttezza nella esposizione dei fatti secondo gli elementi all'epoca disponibili, che non fossero state precluse le possibilità a Rigoli di esporre la sua versione nel corso dell'intervista e che dall'insieme del servizio, condotto con linguaggio rispettoso e sempre con formule dubitative, non siano emersi aspetti tali da mettere in discussione la sua integrità e la sua capacità professionale. (ANSA).

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