Prof, 'corsi di italiano li tiene ex alunno di origine indiana'

In provincia di Mantova, 'senza stranieri le scuole chiuderebbero, sono una ricchezza'

(ANSA) - ROMA, 26 SET - "I nuovi italiani sono una risorsa, se non ci fossero loro molte scuole chiuderebbero". Non ha dubbi Giliola Benatti, da 25 anni docente di Lettere e attualmente anche vicepreside dell'Istituto comprensivo Dosolo Pomponesco Viadana in provincia di Mantova, che accoglie circa 600 studenti tra scuola dell'infanzia, elementare e media. E dove un ex allievo, oggi studente universitario, impartisce lezioni di italiano agli studenti che hanno bisogno del potenziamento linguistico. "Quest'anno ho due terze medie - racconta la docente - in una ho 12 ragazzi su 19 nati da genitori non italiani, nell'altra 10 su 20. Qualcuno di loro è nato in Italia altri no ma parlano tutti bene l'Italiano tranne un neo arrivato, sono italiani a tutti gli effetti". La professoressa spiega che la scuola raccoglie moltissimi stranieri, dalla Cina all'Albania, dalla Romania al Kossovo, e poi ci sono ragazzi dal Marocco, dall'India dal Pakistan. E dice che in tanti anni di insegnamento non le è mai capitato di avere una studentessa che indossa il burqa, il velo sì ma solo quello "e non ho mai visto con il burqa nemmeno la mamma di una studentessa o di uno studente". Quanto ai colloqui con i genitori, quando questi non sanno l'italiano, interviene il mediatore culturale. E poi ci sono gli insegnanti per il potenziamento dell'Italiano. Tra questi c'è anche l' ex studente dell'istituto, di origine indiana, che oggi frequenta l'università. "Noi usufruiamo - spiega Benatti- dei fondi per le aree a forte processo migratorio sia per l'alfabetizzazione che per i mediatori culturali. Abbiamo usato tutti i fondi, anche quelli Pnrr, che avevamo a disposizione e devo dire che c'è stata una buona partecipazione". L'istituto conta un 30% di componente di giovanissimi nuovi italiani, racconta ancora la professoressa, la quale spiega che quando sono venute fuori le notizie sul nuovo decreto del governo ha chiesto in una sua classe ai ragazzi chi non avesse la cittadinanza italiana, scoprendo che non la hanno solo 2 dei suoi allievi, di cui uno è albanese ed è uno degli studenti più bravi. Per la docente, quello che il decreto avrebbe dovuto contenere è piuttosto il rendere obbligatoria la frequenza dell' ultimo anno della scuola dell'infanzia fino alle ore 16: oggi, spiega, "molti bambini figli di immigrati escono alle ore 11,30 perchè così i genitori non pagano la mensa e arrivano in prima elementare talvolta senza saper parlare bene l'italiano". Per il resto "c'è un bel clima e facciamo molte attività dopo le ore di lezione, dal teatro, alla musica, allo sport: così si realizza veramente l'integrazione". (ANSA).

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