Procuratore Terni, su Barbara Corvi non lasciare alcunché d'intentato

(ANSA) - TERNI, 05 MAG - Sulla scomparsa di Barbara Corvi "abbiamo il dovere di non lasciare alcunché di intentato": a sottolinearlo è stato il procuratore della Repubblica di Terni, Antonio Laronga, dopo la riapertura dell'indagine. "Sono passati più di 16 anni ma il progresso scientifico ci consente oggi di provare questi accertamenti per ricostruire l'accaduto. Nuove indagini genetiche che vogliamo applicare alla vicenda" ha spiegato ai giornalisti. Il procuratore ha spiegato che quello sul Dna è "un atto irripetibile su alcuni oggetti presenti nel fascicolo di indagine, ampiamente istruito negli anni scorsi". "Parliamo, in particolare - ha spiegato -, di alcune cartoline a firma di Barbara Corvi, ma non scritte da lei, spedite da Firenze pochi giorni dopo la sua scomparsa, dalle quali estrarre eventuali tracce biologiche, nel dettaglio dai francobolli". "Oggi gli accertamenti di biologia forense si sono affinati moltissimo - ha affermato il procuratore Laronga - e non vogliamo lasciare nulla al caso. Nel tempo, dopo il mio arrivo a Terni, ho compreso l'importanza di questa vicenda che tanto ha colpito la sensibilità della comunità ternana e non solo. Abbiamo il dovere di fare questo accertamento, ferma la non colpevolezza delle persone sottoposte ad indagini, cui va il mio personale rispetto, ma dobbiamo esplorare tali tracce per estrapolare una tessera del mosaico probatorio necessario a ricostruire l'accaduto". La riapertura del fascicolo di indagine, autorizzata dal giudice, risale a quando Laronga non guidava ancora la Procura di Terni. "Quando sono stato nominato procuratore - ha detto -, ho appreso di questa vicenda, che non conoscevo, e ho chiamato i miei sostituti chiedendo di essere aggiornato. Ci siamo seduti attorno ad un tavolo e abbiamo rivisto e ripercorso ogni passaggio. Ho letto gli atti, studiato tutto ciò che doveva essere visto e abbiamo tratto delle conclusioni. Una di queste è quella di cui stiamo parlando. Quando ci siamo accorti della presenza di questi reperti (le cartoline - ndr) nel fascicolo, ci siamo detti: vediamo cosa si può fare. E quando abbiamo capito che gli strumenti odierni consentivano un'accertamento accurato, abbiamo proceduto nel modo più rapido possibile". (ANSA).
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