Paura per Aldo Montano, ricoverato per shock anafilattico

Malore in un locale. 'Avevo avvisato della mia allergia'. Il campione ringrazia i medici

(Livia Parisi) (ANSA) - ROMA, 04 LUG - Paura, ma anche rabbia, per un altro caso di shock anafilattico che poteva finire in tragedia. Protagonista il campione olimpico di scherma Aldo Montano, finito in pronto soccorso e dimesso il giorno dopo, per aver consumato un piatto in cui era presente caseina, proteina del latte a cui è allergico. A raccontarlo è lui stesso in un post sui social, accompagnato da una foto in cui indossa una maschera d'ossigeno: "Ancora una volta la mia vita è appesa a un filo". Quindi la denuncia: "E' inaccettabile una sottovalutazione così grave delle allergie alimentari". L'olimpionico è arrivato in codice rosso al Santo Spirito la sera del primo luglio alle 21.18, per una seria difficoltà respiratoria dopo una cena in un ristorante romano: non cita il nome del locale ma, spiega, aveva avvisato del suo problema. "Sono allergico alla caseina. Non è un capriccio, non è una moda alimentare - spiega l'ex sciabolatore azzurro -. È potenzialmente mortale. Eppure è successo di nuovo. Dopo aver comunicato chiaramente la mia allergia, mi sono ritrovato a lottare per la vita". Di qui la paura, la corsa in ospedale e la somministrazione di adrenalina, farmaco salvavita in queste situazioni. La terapia ha iniziato a fare effetto subito, ma è rimasto sotto controllo per alcune ore. Quindi è stato dimesso la mattina del 2 luglio alle 7.15. "Tra una cena e una tragedia, a volte, c'è solo un errore"️. Quando le conseguenze possono essere uno shock anafilattico, aggiunge Montano, "non esistono 'piccole distrazioni'. Questa volta sono riuscito ad arrivare in tempo. La prossima volta potrebbe non andare così". Quindi il sentito "grazie a tutto lo staff ospedaliero", da cui arriva la risposta attraverso le parole di Maria Paola Saggese, primario del Pronto Soccorso del Santo Spirito: "Esprimiamo il nostro ringraziamento a Montano, per aver valorizzato il nostro lavoro". Diversamente dalle intolleranze, le allergie alimentari sono potenzialmente letali e non dipendono dalla dose a cui si viene esposti. Dal ragazzo di 16 anni morto a Casoria fino a Sofia, deceduta a 15 anni durante un ritiro di basket a Ostia, sono migliaia i casi di anafilassi in Italia ogni anno: spesso si interviene in tempo ma molti non vengono diagnosticati perché i pazienti arrivano in ospedale già deceduti, ricorda Mario Di Gioacchino, past president della Società Italiana di Allergologia (Siaaic). Per questo, precisa, "chi ne soffre deve avere con sé autoiniettori di adrenalina: il loro utilizzo dovrebbe essere diffuso come quello del defibrillatore. Attendiamo una legge che ne preveda la presenza nei luoghi pubblici, come scuole e ristoranti". (ANSA).

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