Morta per sfuggire a rogo, nel processo sul femminicidio l'ultima telefonata

(ANSA) - MILANO, 13 APR - Davanti alla Corte d'Assise di Milano, sono state fatte ascoltare oggi anche le urla strazianti e disperate dell'ultima telefonata al 112 di Sueli Leal Barbosa, 48 anni, che morì nella notte tra il 4 e il 5 giugno 2025 precipitando dalla balaustra della porta finestra del suo appartamento al quarto piano, in viale Abruzzi. A processo per quel femminicidio c'è Michael Pereira, 45 anni, compagno della donna, che, stando alle indagini, provocò volontariamente un incendio nell'abitazione, chiudendo la porta dall'esterno e trasformandola in una "trappola" da cui lei non poteva uscire. Le indagini della Squadra mobile della Polizia, della Polizia scientifica e dei Vigili del Fuoco, coordinate dalle pm Alessia Menegazzo e Maura Ripamonti, hanno accertato che il 45enne, verso mezzanotte e 45 minuti, sparse "sostanze acceleranti", come dei "solventi", nella stanza da letto, in cucina e nel soggiorno. Poi, appiccò l'incendio e uscì chiudendo la porta dall'esterno. In un disperato tentativo di salvarsi la donna si era affacciata alla porta finestra della camera da letto, "chiedendo aiuto" e "mettendosi a cavallo della balaustra". Dopo pochi minuti, però, precipitò giù per lo "sfinimento fisico causato dal calore estremo" e morì proprio in seguito ai traumi di quella caduta da un'altezza di 20 metri. Oggi, nella prima udienza dedicata all'attività istruttoria, è stata fatta sentire quella drammatica ultima telefonata della donna. E sono stati ascoltati, come testi dell'accusa, un'investigatrice della Mobile, alcuni operatori dei Vigili del Fuoco e due vicini di casa, tra cui quello che vide la 48enne cadere stremata, proprio mentre era al telefono col 112. Pereira è in carcere e a processo con le accuse di omicidio volontario aggravato dal rapporto di convivenza e dalla crudeltà e incendio doloso. Parti civili la madre della vittima, la sorella, il figlio e un nipote. Prossima udienza a fine mese. (ANSA).
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