Mons. Savino (Cei), l'esecuzione in diretta preoccupa, il lutto cerca altro

(ANSA) - ROMA, 09 OTT - "Vivo in una terra ferita dalle mafie e conosco bene la domanda di pene esemplari che sale da chi ha subito un torto. La giustizia però si riconosce dalla distanza che tiene rispetto al delitto che punisce. Resta il dolore delle vittime: tredici morti e trentadue feriti" e "quelle famiglie aspettano da diciassette anni. Il rispetto per il loro lutto chiede di dire una cosa sola: una diretta offre un evento, e il lutto cerca altro". Lo afferma monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all'Jonio e vicepresidente della Cei, commentando la decisione del Dipartimento della guerra di Washington di trasmettere il diretta streaming la condanna a morte per fucilazione di Nidal Hassan, l'ex maggiore dell'esercito condannato per la strage di Fort Hood del 2009. In passato nelle esecuzioni in pubblico la folla "era un corpo riunito in un luogo, esposto allo sguardo dei vicini e capace di vergognarsi. Un pubblico collegato da casa si conta in visualizzazioni e resta anonimo. Una esecuzione che diventa contenuto entra nella concorrenza per l'attenzione, e quello che entra in quella concorrenza finisce per essere confezionato in modo guardabile. Qui sta il passaggio che mi preoccupa più della fucilazione stessa", afferma il vescovo italiano. Sul fatto che il segretario alla Difesa degli Usa abbia giustificato l'iniziativa assegnandole "un compito pedagogico" monsignor Savino ricorda che "Kant, che la pena di morte la difendeva, ci ha lasciato la formula che smonta questa scena: un essere umano va trattato come fine. Un uomo ucciso per educare gli spettatori viene trattato come mezzo". Tutto questo "mi sembra una barbarie", conclude il vicepresidente dei vescovi italiani. (ANSA).
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